di Antonio Bravetti
La Stampa, 13 aprile 2025
Uno sciopero di tre giorni, in aperto dissenso al decreto sicurezza e in protesta contro gli ultimi provvedimenti del Dap sulle carceri. L’Unione delle camere penali proclama l’astensione dal lavoro il 5, 6 e 7 maggio. Niente udienze né attività giudiziarie per gli avvocati penalisti. Il decreto sicurezza, a loro giudizio, presenta numerose criticità. L’elenco è lungo: “L’inutile introduzione di nuove ipotesi di reato; molteplici, sproporzionati e ingiustificati aumenti di pena; l’introduzione di aggravanti prive di alcun fondamento razionale; la sostanziale criminalizzazione della marginalità e del dissenso”.
Un’altra serie di errori vengono individuati nel campo della detenzione: “L’introduzione di nuove ostatività per l’applicazione di misure alternative alla detenzione; il consequenziale aumento della popolazione carceraria; l’ulteriore aggravio del fenomeno del sovraffollamento; l’insufficienza degli interventi per ridurre sia il sovraffollamento carcerario in crescita progressiva sia il tragico fenomeno dei suicidi in carcere che ha raggiunto il numero record nel 2024”.
Da giorni i penalisti criticano le misure in materia di sicurezza del governo, puntando l’indice anche contro “l’abuso della decretazione d’urgenza nella materia penale”. Una modalità che “denuncia, ancora una volta, come si tratti di interventi ostentatamente simbolici e come tali privi di ogni effettiva efficacia, che nulla hanno a che fare con un reale incremento della sicurezza dei cittadini”.
Anche la direttiva del Dap sul diritto all’affettività dei detenuti è stata oggetto di critiche. “Una goccia nel drammatico scenario nel quale versano le carceri”, ha detto il presidente dell’Unione camere penali, Francesco Petrelli. Non migliore il giudizio su un’altra direttiva, sull’alta sicurezza: utile solo “a rafforzare una concezione securitaria e opprimente”.











