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di Francesco Machina Grifeo

Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2022

Lo sdegno delle associazioni forensi che chiedono un intervento del Consiglio nazionale forense del Ministero della giustizia a tutela dell’avvocatura. Il tribunale aveva accolto l’istanza di rinvio del legale ma la Procura di Potenza ha proceduto autonomamente.

Continua la mobilitazione delle principali associazioni ed organismi forensi dopo che un avvocato di Potenza è finito sotto indagine con tanto di visita fiscale domiciliare, interrogatori ai parenti e acquisizione delle registrazioni di una telecamera installata nei pressi dello studio a seguito della richiesta di rinvio di un’udienza per legittimo impedimento attestato da un certificato medico.

Una vicenda di una “gravità abissale” rispetto alla quale “gli organismi forensi e l’intera avvocatura” dovrebbero “intraprendere ogni iniziativa volta a dare risalto con decisione all’accaduto al fine di affermare con forza il decoro il prestigio della classe forense, denigrati e umiliati da episodi come quelli narrati”. La denuncia arriva direttamente dal legale coinvolto, l’avvocato Antonio Murano, del Foro di Potenza.

L’istanza di rinvio dell’udienza alla quale non poteva presenziare per motivi di salute, era stata accolta dal collegio del Tribunale, nonostante questo il legale ha ricevuto una visita fiscale a casa, all’esito della quale ha scoperto di essere indagato, il medico è stato a lungo interrogato in caserma, ed è stata disposta una perquisizione del suo studio legale.

“Vicenda di gravità inaudita” scrive l’Organismo congressuale forense in una nota. L’unica “colpa” dell’avvocato Murano è stata quella “di aver addotto il legittimo impedimento per una momentanea indisposizione segnalata con tanto di certificato medico”. “Il risvolto paradossale della questione è che, mentre il collegio giudicante - il Tribunale di Potenza - ha accolto l’impedimento e non ha ritenuto di disporre accertamenti di sorta, questi sono stati decisi invece in autonomia dalla Procura, che ha ritenuto di iscrivere l’avvocato nel registro degli indagati ed ha addirittura trattenuto a lungo in caserma il medico, dovendo quest’ultimo subire una perquisizione odiosa perquisizione e persino il sequestro del telefonino”. Un episodio giudicato “sorprendente” dall’Ocf anche considerato che il rinvio per l’indisposizione dell’avvocato “non ha causato alcun problema al procedimento in questione, non a rischio prescrizione”.

“Davanti a vicende come questa - è il commento del Coordinatore, Giovanni Malinconico - si resta attoniti. Il capriccio intimidatorio di un pm, perché di questo si tratta, oltre a suonare come un inaccettabile schiaffo all’intera classe forense, incide in modo gravissimo sul diritto di difesa a danno della parte assistita dal Collega e della stessa Giustizia”.

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati esprime “forte preoccupazione” ed auspica “un immediato intervento del Ministero della Giustizia, previa ispezione, volto ad adottare i più opportuni provvedimenti”. “È gravissimo” rileva l’Avv. Mariarita Mirone, Vicepresidente AIGA “che, in dispregio del legittimo impedimento, peraltro riconosciuto in giudizio, la classe forense venga sottoposta ad un arbitrario ed intollerabile abuso da parte della magistratura, con difetto di tutte le garanzie processuali e costituzionali”.

“La gravità di quanto accaduto nel nostro Foro” aggiunge l’Avv. Roberta Fiore, Presidente della Sezione AIGA di Potenza “è ancor più insostenibile per il fatto che l’ispezione dello studio legale del Collega Murano sia avvenuta persino in difetto della comunicazione preventiva al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza, come invece imposto dall’art. 103 c.p.p., realizzando un ingiusto attacco all’Avvocatura potentina.”

Il Movimento Forense parla di “sgomento e preoccupazione” per un collega che “si è trovato, suo malgrado, al centro di una vera e propria azione di polizia da parte della locale Procura della Repubblica”. “Non è concepibile, in uno stato di diritto - prosegue la nota -, che si possa verificare - ma anche soltanto immaginare - quanto accaduto: sono stati messi in un angolo e inammissibilmente calpestati i principi fondamentali del giusto processo e delle garanzie connesse al diritto di difesa, ledendo, nel contempo, l’immagine, la reputazione e la funzione stessa dell’Avvocatura. Per tali ragioni, la nostra Associazione chiede che le massime istituzioni forensi adottino i provvedimenti più opportuni a tutela dell’intera categoria”.

In un documento inviato al Consiglio dell’ordine di Potenza, ai vertici del Tribunale e della Corte d’Appello, alla Procura generale, al Consiglio nazionale forense e al Consiglio superiore della magistratura, il legale riassume la vicenda. In primis, ricorda che essendosi sottoposto a controlli e avendo avuto un certificato dal suo medico curante, aveva chiesto il rinvio dell’udienza del 24 marzo scorso e delegato un collega a chiedere il “differimento del procedimento, visto l’impedimento a comparire”. Il collegio del tribunale “ha accolto l’istanza” rigettando le richieste del pm di “disporre una verifica sulle mie condizioni di salute e di trasmettere il certificato alla procura”. Nonostante questo, riferisce ancora l’avvocato Murano, “si è presentato un medico accompagnato dai carabinieri per effettuare una visita dichiarando che era stata disposta dalla procura di potenza” visita alla quale “non mi sono opposto, consentendo al medico di verificare il mio status” nonostante l’eccezionalità della procedura. Infatti, spiega il legale “non mi pare che sia mai stata disposta un’ispezione medica su un avvocato né in quasi quarant’anni di professione forense e mi è mai capitato di sentire un episodio simile”.

“Ad ogni modo - prosegue - consentita la visita alla quale mi sarei potuto lecitamente opporre e concessa al medico inviato dalla Procura la facoltà di verificare le mie condizioni, ho sperato che la faccenda fosse chiusa”. Invece, prosegue: “Ho appreso, e non nego con stupore, di essere indagato, non so per cosa, e nell’ambito di tali indagini sono stati disposti gli interrogatori di mia madre ultraottantenne, mio fratello e mio figlio il collega Pasquale Murano”.

“Il dottor Donato Labella, stimato professionista da oltre quarant’anni, ‘colpevole di avermi visitato e redatto il certificato, è stato trattenuto per circa tre ore in caserma, attinto da decreto di perquisizione locale e personale e decreto di sequestro del telefonino, vedendosi privato del dispositivo contenente le applicazioni relative all’identità digitale, necessarie, tra le altre cose, a firmare le guarigioni e disporre la fine della quarantena dei suoi pazienti”.

“Ancora, verso le 20:00 del 24/03/2022, si sono recati, in mia assenza, presso il mio Studio Legale i Carabinieri (cui va riconosciuta grande discrezione), i quali chiedevano di acquisire le registrazioni della videosorveglianza. Anche in tale occasione la richiesta appare anomala in quanto non mi è stato notificato alcun avviso di garanzia che legittimasse atti invasivi della privacy e, quindi, pur sussistendo i presupposti per opporsi, veniva consentito l’accesso, che non dava alcun esito in quanto il sistema non era funzionante”.

“Ripeto, tutto ciò s’è verificato senza che io abbia ricevuto, ad oggi, un’informazione di garanzia o qualunque altro provvedimento, a fronte di azioni fortemente invasive del campo professionale e privato”. “Né si comprende la ragione di un simile sospetto che ha portato all’immediata iscrizione della notitia criminis con cotanto ‘dispiego di forze’, posto che il procedimento penale oggetto di rinvio non è prossimo alla prescrizione, i cui termini sarebbero rimasti, in ogni caso, sospesi, visto il differimento per motivi di salute del difensore”.