sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimo Ammaniti

La Stampa, 12 marzo 2022

Criminalità e disagio - Negli ultimi due-tre mesi in coincidenza della terza ondata della pandemia giornali e televisioni hanno riportato con grande allarme ripetuti episodi di violenza soprattutto nelle città del nord da parte di baby gang di giovanissimi fra i 12 e i 17 anni, che aggrediscono e rapinano per strada passanti totalmente impotenti a fronteggiarli.

A Milano come ha riportato su questo giornale si fronteggiano addirittura 13 baby gang, identificabili per una propria sigla identificativa, che agiscono e imperversano in un territorio della città. Si aggirano alla ricerca di prede da colpire, coperti da cappucci e passamontagna, armati di coltelli e pistole. E quando adocchiano qualcuno da rapinare o un coetaneo a cui strappare il cellulare oppure il giubbotto lo circondano e lo minacciano facendosi consegnare i soldi, spesso lasciandolo a terra dopo una scarica di pugni e calci.

Proprio qualche settimana fa sono stati arrestati 8 adolescenti che avevano terrorizzato passanti e coetanei in alcune zone di Milano creando negli abitanti un clima di allarme. Ma non solo a Milano, l’elenco delle città in cui le baby gang imperversano è lungo, a Genova ad esempio in un mese questi assalti si sono ripetuti anche più volte alla settimana. Le loro gesta non si limitano alle rapine e all’aggressioni per strada, a Gorizia e a Napoli si sono scatenate appiccando il fuoco nelle chiese e poi di nascosto assistendo compiaciuti al trambusto e all’allarme creato nel quartiere.

Sono bande organizzate di ragazzi italiani, nordafricani o dei Paesi dell’Est che si muovono in modo coordinato nei loro assalti all’interno dei quartieri, reclutando anche ragazzini di 11-12 anni. Non è solo il bisogno di soldi e di gadget che spinge questi ragazzi, vogliono anche dominare la vita dei quartieri terrorizzando gli abitanti e sfuggendo poi alla polizia per dimostrare la loro invincibilità rispetto alle autorità pubbliche e al mondo degli adulti. È diventato per molti quartieri un serio problema di sicurezza pubblica, anche perché quando arriva la polizia la banda si è dileguata. L’unica possibilità di identificarli è legata alle videocamere che registrano i ragazzi di queste bande come è successo per l’ultimo dell’anno a Milano in Piazza Duomo.

Ci si può interrogare se le restrizioni della pandemia, che si sono ripetute durante la terza ondata dei contagi, non abbiano ulteriormente pesato sulla vita di questi adolescenti, che abitano in quartieri di periferia con famiglie che non si curano dei figli, anche perché si trovano alle prese con gravi problemi economici. Le ragazze ad esempio hanno espresso le loro difficoltà e il loro malessere con i disturbi alimentari e tentativi di suicidio che sono fortemente aumentati, come è stato documentato da ricerche effettuate in Italia e negli Stati Uniti. Nel caso degli adolescenti di sesso maschile le frustrazioni e le rinunce quotidiane li hanno spinti a costruirsi una corazza caratteriale con cui difendersi non solo dalle proprie deprivazioni e da un profondo senso di impotenza, ma anche dal mondo esterno da cui si sentono rifiutati, come è successo durante la scuola a distanza a cui spesso non hanno partecipato.

Nel periodo dai 12 ai 17 anni quando si comincia ad organizzare la personalità le trascuratezze e le esperienze traumatiche possono intervenire provocando distorsioni di carattere, come quelle callose e prive di emozioni che servono a corazzarsi nei confronti delle sofferenze, delle sensazioni di vuoto e delle minacce del mondo esterno. In modo quasi profetico il regista Stanley Kubrick cinquanta anni fa diresse il film Arancia meccanica, nel quale raccontò il mondo terrorizzante di una banda di giovani criminali spietati che imperversavano in una città americana aggredendo a calci e bastonate un senzatetto ubriaco.