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di Luigi Bolognini

La Repubblica, 6 maggio 2024

La giustizia lo riporta in carcere ma le sue rime conquistano i fan. Il nuovo disco “L’angelo del male” debutta direttamente in vetta alle classifiche mentre lui rientra in cella per aver violato i domiciliari. Linus: “Ormai in certi mondi esisti solo se sei sopra le righe, così nessuno presta più attenzione alla qualità artistica”. Doveva essere il giorno del trionfo per Baby Gang: stasera gli spettatori avrebbero riempito fino al tutto esaurito il Forum di Assago, e ci sarebbero arrivati avendo ancora nelle orecchie il suo album “L’angelo del male”, che venerdì scorso è entrato in hit parade direttamente al primo posto.

E invece ci si è messa di mezzo la magistratura e il trapper (vero nome Zaccaria Mohuib, italiano di genitori marocchini, residente prima a Lecco e poi a Sondrio) esattamente sette giorni fa si è visto annullare la detenzione ai domiciliari, col conseguente obbligo di tornare in carcere, a Busto Arsizio (e di rinviare al 14 dicembre il concerto al Forum). Motivo? Aver violato le prescrizioni a cui era sottoposto, facendo post sui social con foto con una pistola in pugno puntata verso l’obiettivo e il braccialetto elettronico in bella vista. Perché a neppure 23 anni ha già alle spalle un discreto elenco di incontri tempestosi con la giustizia, come tanti altri italiani di seconda generazione, alle prese con un’integrazione difficile.

Da bambino, a Casablanca, si trova a vivere in un bilocale con sei tra fratelli e sorelle, a 11 anni scappa di casa, inizia ad assumere ansiolitici e hashish, a dedicarsi a furti e furtarelli. Così tanti che i giornalisti locali scrivono di una baby gang, due parole che diventano il suo soprannome prima di vita e poi di musica. Tornato in Italia, entra ed esce da prigioni minorili e case comunità, incontrando don Claudio Burgio - da qualche mese nuovo cappellano del carcere per giovani di Milano, il Cesare Beccaria, che lo instrada verso la musica.

Di lì in poi trap e problemi giudiziari vanno di pari passo. Nel 2021 il disco d’esordio Delinquente, nel 2023 Innocente, e adesso L’Angelo del male, zeppo di collaborazioni illustri come Marracash, Guè, Fibra, Geolier, Gemitaiz e Madman, Jake La Furia, Sfera Ebbasta e Rocco Hunt. Un disco riuscito subito in due imprese, oltre a quella dell’esordio direttamente in vetta all’hit parade: sfrattare da lì la diva mondiale Taylor Swift e il suo The tortured poets department e fare 32 milioni di ascolti in streaming in una settimana.

La discografia, molto compatta e omogenea nei suoni e nei temi, racconta una vita difficile, dura, anche violenta. Quanto al Codice Penale, a parte altri procedimenti ancora in corso al momento ha due condanne di primo grado sulle spalle: 4 anni e 10 mesi per rapina e 5 anni e 2 mesi per sparatoria. Per questi due processi era stato messo in carcere a Busto Arsizio a ottobre 2022 per restarci fino a febbraio 2023, poi era stato trasferito in una comunità di recupero e infine, da gennaio a lunedì scorso, ai domiciliari. In questi mesi da casa Baby Gang aveva però chiesto e ottenuto permessi dai giudici per terminare la lavorazione del disco e girare i videoclip, di cui l’immagine con la pistola era un fotogramma. “Ma ci sono due dettagli che cambiano tutto - dice il suo avvocato Niccolò Vecchioni - anzitutto sia l’arma che la marijuana che compaiono nell’immagine sono finte. Secondo, non è stato Zaccaria a fare quei post su Instagram, ma un collaboratore del suo staff, che aveva l’autorizzazione di parlargli. Quindi non c’è il reato e non c’è il reo”. Col paradosso, tra l’altro, che ad annunciare il ritorno in carcere è stato il suo profilo ufficiale di Instagram, gestito dal suo team.

Baby Gang nell’ultimo periodo si era detto cambiato coi giudici della sezione autonoma misure di prevenzione: “Non ho mai sgarrato una prescrizione, ho fatto volontariato e non ho sbagliato nulla, solo le persone che ho frequentato in passato. Pesa il mio nome, Baby Gang. La vittima sono io, arrivo da una situazione non facile”. Aggiunge l’avvocato Vecchioni: “Il problema è l’eccessiva attenzione dei magistrati verso Zaccaria, che nasconde l’ostilità per i messaggi che lancia. Nessuno è obbligato, ovviamente, a concordare su quel che racconta e come lo racconta, ma questo non deve fare parte del giudizio su eventuali reati”.

Qui forse si arriva al punto, che è poi un vecchio problema, quello del cattivo maestro. Accusa piombata sugli intellettuali, la tv, Internet, adesso la musica. La coincidenza tra la nuova detenzione e il primo posto in classifica è troppo ghiotta per non chiederselo: “Il problema - dice Linus, direttore di Radio Deejay - è che la musica è sia cattiva maestra che vittima, i ragazzi sono vittime di un cortocircuito mediatico figlio dei social, senza i quali Baby Gang non esisterebbe. Ormai in certi mondi esisti solo se sei sopra le righe, così nessuno presta più attenzione alla sua qualità artistica”. “E questo è un peccato - aggiunge Albertino, che nella radio del gruppo Gedi segue parecchio rap e trap - perché questo è un bel disco che stiamo passando molto. Nelle sue vicende non entro, però un personaggio pubblico spesso non si rende conto che i fan tendono a emularne i comportamenti”.