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di Monica Ricci Sargentini

Corriere della Sera, 28 novembre 2022

A Manama, in Bahrein, la famiglia del detenuto politico Hassan Mushaima, 74 anni, sta svolgendo da nove giorni un sit-it davanti al carcere, per chiedere il suo ricovero in ospedale. Nel piccolo regno del Golfo arabo-persico non sono facilmente autorizzate le manifestazioni e, quindi, i membri della famiglia si alternano uno alla volta a camminare davanti al carcere con la foto del padre sul petto. Ieri, il figlio Alì è stato condotto in commissariato con l’accusa di “assembramento sospetto”.

Mushaima, ex professore di inglese è importante attivista politico, ha partecipato alle rivolte per la democrazia in Bahrein, nel 1994 e nel 2011. Ha fondato il partito El-Haq (Diritto) e la coalizione Wifaq (Concordia). Ha subito il carcere diverse volte ed è detenuto ininterrottamente dal 2011. Ha subito una condanna all’ergastolo per “tentato rovesciamento della monarchia”.

Durante le Primavere arabe, il Bahrein ha visto l’intervento militare di Arabia Saudita e Qatar, i carri armati hanno protetto la famiglia reale da una caduta sicura. La maggioranza della popolazione, infatti, è sciita mentre la famiglia reale è sunnita.

Il Bahrein è una monarchia particolare: il re Hamad Bin Issa Al-Khalifa si presenta come un uomo moderno, legato all’Occidente e si dichiara aperto all’incontro e al dialogo tra le fedi come dimostra la recente visita di Papa Francesco. Ma la discriminazione nei confronti dei cittadini sciiti è evidente, soprattutto in campo politico e culturale.

Le elezioni si sono sempre tenute regolarmente ogni 4 anni., le ultime il 12 novembre. Ma la legge elettorale è sghemba: nel Parlamento la maggioranza è assegnata ai deputati sunniti, malgrado che i sunniti siano una minoranza nel paese. Lo si ottiene assegnando alle circoscrizioni a maggioranza sunnita, un numero maggiore di seggi.