di Junior Cristarella
sbircialanotizia.it, 25 aprile 2026
L’apertura del Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari FSI USAE al neo sottosegretario Alberto Balboni aggiorna il dossier penitenziario nel suo punto più sensibile: la governance del DAP. Enrico Sbriglia consegna a Via Arenula una disponibilità a collaborare per un sistema efficiente e trasparente, fondato sulla dignità delle persone detenute, sulla tutela di chi lavora negli istituti e sulla tenuta delle regole costituzionali. Il messaggio arriva dopo la nomina del 22 aprile e dopo la contestazione alla bozza ministeriale sugli uffici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il cambio di piano è concreto.
Il CNDP passa dalla richiesta di ritiro dello schema organizzativo alla proposta di interlocuzione tecnica con il nuovo sottosegretario, lasciando sul tavolo il nodo che aveva acceso lo scontro: il rapporto tra direzione degli istituti e specialità della Polizia penitenziaria. Dentro quel rapporto si decide anche la responsabilità amministrativa nei reparti più delicati. Il dato DAP al 31 marzo pesa su ogni scelta: 63.997 detenuti per 51.259 posti regolamentari, con uno scarto secco di 12.738 presenze oltre capienza.
Questo articolo aggiorna la nostra ricostruzione del 19 aprile sulla bozza ministeriale contestata dai dirigenti penitenziari e si collega al riassetto politico avviato con la nomina di Balboni alla Giustizia. La novità sta nella direzione del confronto: la categoria che pochi giorni fa chiedeva lo stop del provvedimento ora individua nel nuovo sottosegretario un possibile punto di ricomposizione istituzionale.
Per la nomina il riscontro arriva dalla comunicazione istituzionale di GNews. Sul testo della nota del Coordinamento, la nostra ricostruzione coincide con quanto battuto da ANSA. I numeri sugli istituti derivano dai prospetti DAP pubblicati dal Ministero della Giustizia. Il profilo parlamentare di Balboni è verificato nella scheda Senato.it. Questo incrocio consente di leggere la presa di posizione del CNDP come un passaggio operativo con effetti immediati sulla catena decisionale del DAP.
Il segnale del CNDP: collaborazione, ma con un perimetro tecnico preciso - La formulazione scelta da Sbriglia è significativa perché parla di interlocutore tecnico qualificato, distinguendo la collaborazione dall’adesione preventiva a una linea politica. Il sindacato dei dirigenti penitenziari mette al centro una condizione verificabile: ogni intervento sul DAP deve preservare il ruolo civile della direzione, la tracciabilità delle decisioni e il controllo amministrativo sulle funzioni che incidono sui diritti fondamentali. In un istituto penitenziario questa distinzione è sostanziale. Stabilisce chi firma, chi risponde, chi coordina il personale e chi governa gli equilibri quando una decisione produce effetti immediati su sicurezza interna, trattamento detentivo e responsabilità disciplinare.
Il riferimento alla salubrità degli istituti apre un fronte spesso trattato come accessorio. In realtà la salubrità è un indicatore di legalità amministrativa: celle sovraffollate, spazi comuni insufficienti e servizi sanitari sotto pressione trasformano un problema gestionale in rischio costituzionale. Il CNDP chiede che le competenze tecniche del personale civile del Dipartimento e dei Provveditorati regionali restino riconoscibili nella catena di comando. La ragione è lineare: una struttura carceraria sicura solo sul piano dell’ordine interno resta fragile se perde controllo su procedure, manutenzione, igiene, assegnazioni e percorsi trattamentali.
La frase più pesante della nota riguarda il rifiuto di qualunque securitarismo celato e non tracciabile. Nel linguaggio amministrativo è un’espressione molto netta. Indica il timore che una riorganizzazione formalmente tecnica possa spostare funzioni sensibili verso una logica di comando meno leggibile. Il punto riguarda la sede della responsabilità finale, in un sistema nel quale la Polizia penitenziaria resta presidio essenziale dell’esecuzione penale. Quando si tratta di 41-bis, circuiti ad alta sicurezza o gruppi operativi specializzati, la decisione amministrativa deve restare documentata, motivata e riconducibile a un’autorità chiaramente individuata.
Perché Balboni diventa il punto politico del fascicolo penitenziario - Alberto Balboni entra al Ministero della Giustizia con un profilo diverso da quello di un semplice innesto di governo. Avvocato, 66 anni, già presidente della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, porta nel dicastero una competenza che incrocia ordinamento, procedura parlamentare e rapporti tra poteri dello Stato. Questa biografia istituzionale conta perché il dossier DAP vive dentro uffici amministrativi e tavoli politici. Tocca fonti normative, decreti organizzativi, deleghe ministeriali e responsabilità politiche che vanno rese compatibili con l’articolo 27 della Costituzione.
La nomina del 22 aprile riempie anche un vuoto creato dalle dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove del 25 marzo. Nelle settimane intermedie le deleghe hanno richiesto un riassestamento interno e il settore penitenziario ha continuato a muoversi tra atti tecnici e pressioni operative. Balboni arriva quindi in una fase nella quale il tempo amministrativo è breve: la consultazione sulla bozza contestata è stata fissata al 19 maggio alle 9:30. Da qui nasce il valore della disponibilità offerta dal CNDP. Il sindacato punta a un confronto preventivo prima della firma per chiarire la natura della dipendenza funzionale, il ruolo delle direzioni e la collocazione delle specialità più esposte.
La nostra lettura è che la nota del CNDP segnali a Balboni un percorso di correzione possibile. Un sottosegretario appena insediato può scegliere di ereditare il testo nella forma in cui lo trova oppure aprire una verifica tecnica sui punti che producono frizione. La seconda opzione ridurrebbe il rischio di contenzioso istituzionale e permetterebbe a Via Arenula di trasformare una contestazione sindacale in revisione ordinata del provvedimento. La finestra è stretta perché ogni giorno di incertezza incide sulla catena organizzativa del Dipartimento.
Il nodo DAP: coordinamento, dipendenza funzionale e responsabilità dei direttori - La bozza al centro del confronto interviene su un assetto già modificato dal D.P.R. 21 novembre 2025 n. 189, che ha introdotto nuove direzioni generali nell’area della Polizia penitenziaria. Il passaggio più sensibile riguarda la differenza tra coordinamento e dipendenza funzionale. Il coordinamento conserva una pluralità di responsabilità e consente di integrare funzioni diverse attorno alla direzione dell’istituto. La dipendenza funzionale, se costruita senza contrappesi, può concentrare il governo operativo di alcune specialità in una linea più verticale.
Per capire la portata della questione bisogna guardare ai reparti citati nella discussione tecnica delle ultime settimane: GOM, GIO, NIC e USPeV. Sono sigle che operano in aree ad alta esposizione, dalla gestione dei circuiti speciali alle attività informative, dagli interventi critici ai servizi di vigilanza. In questi ambiti la rapidità della risposta serve, ma la rapidità deve convivere con la responsabilità documentale. Il direttore dell’istituto resta il soggetto che conosce la popolazione detenuta, governa gli spazi, valuta il clima interno e risponde della legalità complessiva dell’esecuzione penale. Il 41-bis rende il problema ancora più evidente. Questo regime detentivo è costruito per interrompere i collegamenti con l’organizzazione criminale esterna e richiede un presidio di sicurezza molto alto. La sua tenuta giuridica dipende però dalla precisione degli atti, dalla proporzionalità delle misure e dalla capacità di distinguere esigenza preventiva da automatismo gestionale. Ogni spostamento di competenze che renda meno leggibile la catena decisionale espone l’amministrazione a un doppio rischio: indebolire il controllo interno e offrire nuovi margini di contestazione sul piano giurisdizionale.
I numeri delle carceri rendono urgente il confronto - Il sovraffollamento è un dato strutturale. Al 31 marzo 2026 il sistema registra 189 istituti, una capienza regolamentare di 51.259 posti e 63.997 presenze. Le donne detenute sono 2.804, gli stranieri 20.130. Sul piano giuridico risultano 48.573 condannati definitivi, mentre i detenuti in attesa di primo giudizio sono 9.190. Questi numeri descrivono una macchina amministrativa che lavora stabilmente oltre soglia, con margini ridotti per zone grigie nella responsabilità organizzativa.
La pressione territoriale conferma il quadro. Poggioreale registra 2.251 presenti a fronte di 1.616 posti, Lecce arriva a 1.403 su 798, Bologna a 846 su 507, Verona Montorio a 607 su 335. A Milano San Vittore risultano 1.000 detenuti per 748 posti e Opera sale a 1.403 su 918. In strutture così cariche, anche un dettaglio procedurale produce conseguenze materiali: un ordine di servizio, un trasferimento, un cambio di circuito o una scelta sulla vigilanza incidono sulla convivenza quotidiana e sulla capacità dell’istituto di assorbire eventi critici.
La circolare del 9 marzo 2026 sulla prevenzione dei suicidi aggiunge un altro elemento tecnico. Il DAP ha richiamato la necessità di un approccio multidisciplinare, ha segnalato piani regionali e locali scaduti o mancanti e ha confermato risorse per il supporto psicologico pari a 5,5 milioni di euro. Questa cornice rende ancora più chiaro il senso dell’apertura del CNDP. Una riforma degli uffici che privilegia soltanto la dimensione operativa rischia di restare scollegata dalla gestione del disagio detentivo, che richiede direzioni forti, informazioni condivise e personale specialistico realmente integrato.
Che cosa cambia da oggi per Via Arenula - Da oggi il fascicolo passa in una fase meno ideologica e più verificabile. Balboni può misurare la bozza su alcune domande operative: chi conserva la responsabilità finale nei reparti speciali, come vengono tracciate le decisioni, quale spazio resta ai direttori nelle situazioni critiche, quali funzioni sono assegnate al personale civile del DAP e dei PRAP. Queste domande rafforzano la sicurezza e la rendono difendibile davanti ai controlli interni, alle autorità di garanzia e al giudice.
Il CNDP si muove con una linea che tiene insieme collaborazione e presidio professionale. La disponibilità verso Balboni mantiene aperta la vertenza sulla bozza e la porta su un piano più tecnico. Per il nuovo sottosegretario diventa un test politico: accogliere il contributo dei dirigenti penitenziari significa riconoscere che l’amministrazione carceraria richiede molto più dei comandi operativi. Serve una direzione capace di leggere le persone, gli spazi, i rischi e gli atti con la stessa precisione.
La scadenza del 19 maggio diventa quindi il primo vero banco di prova. Se Via Arenula userà quel passaggio per distinguere coordinamento e dipendenza funzionale, il confronto potrà produrre una riorganizzazione più solida. Se invece il testo resterà invariato nei punti più controversi, la tensione con i dirigenti penitenziari sarà destinata a riaprire il fronte del DAP proprio alla vigilia della stagione estiva, quando gli istituti subiscono il massimo stress climatico, sanitario e gestionale. La disponibilità offerta a Balboni è già un fatto politico. La risposta del ministero dirà se diventerà anche un correttivo amministrativo.











