sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

La Repubblica, 17 giugno 2024

La complessità e l’intensificarsi di guerre e conflitti, nonché l’uso ormai abituale di armi esplosive nelle aree densamente popolate, hanno portato a un aumento significativo delle violazioni contro i bambini nel 2023. Il rapporto delle Nazioni Unite include, per la prima volta, informazioni su Haiti e sul Niger. In totale si sono verificati 32.990 abusi contro 22.557 minori. 11.649 sono i bambini rimasti uccisi o mutilati, cioè quasi 15 al giorno: un aumento del 35 per cento rispetto allo scorso anno e, in generale, è il numero più alto di questi ultimi anni. 8655 sono stati quelli reclutati nei gruppi armati e 4356 sono stati, invece, quelli rapiti.

I luoghi e gli autori della violenza. Il maggior numero di abusi e reati si è verificato in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati, nella Repubblica Democratica del Congo, in Myanmar, in Somalia, in Nigeria e in Sudan. La gran parte di questi crimini, oltre la metà, sono stati commessi dai gruppi armati non statali, compresi quelli designati come terroristi dall’ONU, mentre l’altra metà è opera di forze governative, mine antiuomo e ordigni esplosivi improvvisati. Ai gruppi armati non statali si devono la gran parte dei rapimenti, dei reclutamenti e della violenza sessuale contro i minori, mentre alle forze governative si imputano principalmente uccisioni e mutilazioni, attacchi a scuole e ospedali e al relativo personale, e negazione dell’accesso agli aiuti umanitari. Gli ostacoli o addirittura i divieti di accedere all’assistenza delle ONG sono aumentati del 32 per cento nel 2023 rispetto al 2022 e sono probabilmente stime al ribasso perché molte famiglie non denunciano gli abusi per paura di subire ritorsioni, per sfiducia nella giustizia e perché temono per la propria incolumità. Gli episodi di violenza sessuale contro i minori sono cresciuti del 25 per cento rispetto al 2022. Infine l’accesso all’istruzione e ai servizi sanitari è stato compromesso per migliaia di bambini, con 1.650 attacchi verificati contro scuole, ospedali e contro il relativo personale.

I gruppi armati non statali. In Burkina Faso il gruppo dello Stato Islamico nel Grande Sahara utilizza come strategia di guerra il rapimento sistematico dei bambini. In Israele e nei Territori Palestinesi Occupati le Brigate Izz al-Din al-Qassam di Hamas e le fazioni affiliate, e le Brigate Al-Quds del Jihad islamico palestinese sono state inserite nell’elenco dei responsabili dell’uccisione, della mutilazione e del rapimento di minori, soprattutto in seguito agli atti di terrorismo commessi contro Israele il 7 ottobre 2023. In Sudan, invece, le Forze di Supporto Rapido sono state inserite nell’elenco dei responsabili del reclutamento, dell’impiego, dell’uccisione e della mutilazione di bambini, dello stupro e di altre forme di violenza sessuale contro i più piccoli, nonché di attacchi a scuole e ospedali.

I progressi. Nonostante il quadro ancora molto fosco, nel 2023 si è acceso anche qualche lampo di speranza: più di 10.600 bambini precedentemente associati a forze o gruppi armati hanno ricevuto protezione, sono stati liberati e aiutati a reinserirsi nella società. Le Nazioni Unite hanno avviato o consolidato il dialogo con le parti in conflitto in Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Israele e Territori Palestinesi Occupati, Mali, Mozambico, Nigeria, Filippine, Somalia, Sud Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. Alcuni di questi Paesi hanno già adottato misure che forniscono una migliore protezione per i bambini coinvolti nei conflitti armati.