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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 19 maggio 2026

In un anno sono passati da 11 a 26. Il sintomo più evidente di una tragedia collettiva, nei numeri del rapporto Antigone. Aumentano i carcerati, quelli al carcere duro, quelli che potrebbero essere ai domiciliari, triplicati quelli che passano tutto il giorno in cella. Tutti i numeri di un fallimento. “Oltre il 60% dei detenuti trascorre la quasi totalità della giornata dietro le sbarre della propria cella, fatta eccezione per le canoniche ore d’aria”, è il ritratto di un carcere sempre più chiuso e asfissiante quello che emerge dal XXII Rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni di detenzione. Dopo aver effettuato 102 visite nei penitenziari di tutta Italia, i volontari di Antigone hanno raccontato una serie di (ulteriori) passi indietro nelle condizioni di detenzione. 

“Si sono moltiplicati - si legge nel report - gli istituti dove i detenuti trascorrono quasi tutta la giornata in celle affollate e malmesse, sempre più persone sono messe in isolamento e sorveglianza particolare, la società esterna è ostacolata all’ingresso in istituto, nelle sezioni di alta sicurezza si toglie la speranza, sempre più la gestione carceraria è affidata alla Polizia Penitenziaria svilendo il ruolo dei direttori”.

Ad aggravare la situazione, una serie di circolari del Dipartimento di amministrazione penitenziaria che hanno reso più macchinoso l’iter per fare attività culturali e ricreative e ristretto al massimo i contatti tra carcere e mondo esterno. Di una di queste, la circolare di ottobre che ha reso molto difficile l’accesso alle attività teatrali nelle sezioni di pubblica sicurezza HuffPost ha scritto più volte. Il documento, dopo l’uscita di scena di Andrea Delmastro, è stato parzialmente modificato: per i detenuti di media sicurezza le decisioni spetteranno di nuovo ai direttori e ai provveditori, non agli uffici centrali di Roma come era stato deciso a ottobre. Invariata la situazione dell’alta sicurezza, ma dal momento che il Dap avrà meno richieste da vagliare, qualche spiraglio si apre anche per quelle sezioni. 

Il numero dei detenuti in alta sicurezza - perché ritenuti più pericolosi dei reclusi comuni, ma non così pericolosi da essere rinchiusi al 41 bis - è molto elevato: al 7 aprile erano 9.264, pari al 14,49% del totale delle persone detenute. Da febbraio 2025 non possono avere libertà di muoversi neanche all’interno delle loro stesse sezioni. Non è solo l’alta sicurezza a essere affollata: nonostante la mafia abbia cambiato di molto i suoi connotati negli ultimi 30 anni, aumentano anche i detenuti al 41 bis: sono 741 i detenuti al carcere duro. Erano 726 appena 6 mesi fa. Tre i dati che raccontano in maniera emblematica a cosa hanno portato le misure ipersecuritarie degli ultimi anni. Il numero dei detenuti costretti a passare quasi tutto il loro tempo in cella è triplicato, sono più che raddoppiati in un anno i bambini molto piccoli in carcere con le loro madri - erano 11, ora sono 26 - in sei anni inoltre è quasi raddoppiato il numero dei ricorsi accolti per trattamenti inumani e degradanti ai danni dei detenuti. Nel 2018 erano 3.115, nel 2024 5.837. 

Con circa 64.500 detenuti a fronte di una capienza di 18mila posti in meno, le carceri hanno raggiunto un livello di sovraffollamento del 139%. Che, evidenzia Antigone, si spiega anche con le pene sempre più lunghe che vengono inflitte. Il tutto, in un contesto in cui il tasso di criminalità resta stabile e diminuiscono i reati più efferati, come omicidio e femminicidio. I detenuti stranieri sono il 30%. Il carcere è sempre più affollato e ospita detenuti sempre più avanti negli anni: “Nel 2010 - si legge ancora nel report - i detenuti con meno di 40 anni erano in netta maggioranza, oltre il 60%. Alla fine del 2024 erano il 44,1% dei presenti. Alla fine del 2025 il 43,9%. Di converso gli over 50, che nel 2010 erano il 15,8% dei presenti, alla fine del 2024 erano il 29,4% ed alla fine del 2025 il 29,5%”.

Un dato che viene considerato molto allarmante riguarda la riduzione delle misure alternative al carcere: “Nel corso del 2025 - spiega Antigone - le prese in carico degli Uepe (gli uffici che si occupano delle misure alternative, ndr) per affidamento in prova al servizio sociale sono state in tutto 24.627. Nel 2024 erano 26.151. Altrettanto sta accadendo con la detenzione domiciliare, la seconda misura alternativa alla detenzione per incidenza numerica. I nuovi casi presi in carico nel 2025 sono stati 13.519. Nel 2024 erano stati 14.247”. Tra i detenuti attualmente presenti in carcere, quasi 25mila persone hanno un residuo di pena di meno di tre anni. Potrebbero andare tutte ai domiciliari. Se ci si riuscisse, il problema del sovraffollamento sarebbe risolto.