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di Samuele Ciambriello*

L’Edicola del Sud, 26 febbraio 2025

La nostra Carta costituzionale all’articolo 31 protegge la maternità e l’infanzia. Le detenute madri in Italia attualmente sono 9 di cui 2 a Lauro, 3 in Veneto, 1 in Piemonte e 2 in Lombardia. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha affrontato il problema dei bambini in carcere avviando a Milano la sperimentazione di un tipo di istituto a custodia attenuata per madri (Icam). L’operatività a regime di tale modello è presa in considerazione dalla legge 62/2011, che interviene sia in materia di custodia cautelare delle detenute madri sia di espiazione della pena detentiva da parte delle medesime. A Milano, Torino e Venezia gli Icam sorgono addirittura all’interno del carcere ed è impossibile per i bambini, che si muovono a due passi dalle altre celle e devono oltrepassare i cancelli per andare a scuola, non respirare l’aria del penitenziario.

L’Icam nasceva con l’idea di una struttura fuori dal carcere, con decreto del 3 ottobre 2016 la casa circondariale di Lauro è stata trasformata in Istituto a custodia attenuata per madri detenute, sezione distaccata della casa circondariale di Avellino. La decisione fu quella di ristrutturare con un grosso investimento, circa un milione di euro, quello che in precedenza era l’Icatt (istituto a custodia attenuta per il trattamento delle tossicodipendenze) di detenuti con problemi di tossicodipendenza. Dalla sua apertura, nel 2017, quello di Lauro è stato quasi sempre l’Icam più affollato d’Italia, formato da 16 bilocali e 4 stanze singole in grado di ospitare fino a 35 donne con bambini. Proprio per la sua conformazione, tra i quattro attivi totali l’Icam di Lauro rispettava alcuni dei requisiti ideali: è fisicamente distaccato dal carcere di Avellino, ha luoghi comuni e ampi spazi autonomi per i nuclei mamma-bambino in cui le detenute potevano portare avanti il rapporto con i figli, con bilocali indipendenti dotati di soggiorno e angolo cottura, camere da letto e bagno.

A seguito della chiusura dell’Icam di Lauro il rischio è, che d’ora in poi, da Roma in giù alle detenute madri sarà precluso il rispetto del principio della territorialità della pena, non potendo godere del loro diritto alla difesa, al reinserimento nel territorio, nonché il diritto a conservare relazioni dirette con i propri familiari. I due bambini oggi presenti in Istituto saranno catapultati in altre scuole nel mezzo dell’anno scolastico perdendo il tessuto che li ha sostenuti.

*Portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà