di Adriano Sansa
Famiglia Cristiana, 25 agosto 2022
Ricordiamo tutti il film in cui Sophia Loren e Marcello Mastroianni aspettavano la gravidanza di lei in modo che potesse evitare il carcere e continuare il contrabbando di sigarette. In realtà quella brillante commedia accennava scherzosamente a un tema serio, quello della maternità e dell’infanzia in ambienti carcerari.
È noto che nei primi anni di vita si formano aspetti fondamentali della personalità e dell’affettività. Il bambino che non ha colpe non può essere sacrificato all’esigenza di giustizia nei confronti dell’adulta; ma non si può neppure ignorare la necessità della legge, a maggior ragione nei casi di grave pericolosità o quando il crimine organizzato potrebbe servirsi di una ipotetica impunità delle madri o dei padri.
Il disegno di legge Siani, dal nome del proponente, ha cercato una soluzione ragionevole, che mettesse in primo piano il diritto del bambino; approvato dalla Camera, il provvedimento è caduto con la fine della legislatura.
Vi si prevedeva il più ampio ricorso possibile alle case famiglia, dalle quali si sarebbe passati agli istituti a custodia attenuata, più vicini al contesto carcerario, solo in caso di grave condotta e pericolosità, restando il carcere solo come misura estrema e davvero residuale.
Ora si dovrà ripartire; e non vale dire che i bambini detenuti con il genitore sono qualche decina in tutto. Il carcere per loro è dannoso, moralmente, socialmente e affettivamente inaccettabile. Sono qualche decina: pochi? Di gran lunga troppi.










