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di Alessandra Ziniti

La Repubblica, 15 agosto 2026

Il sociologo: “L’unico punto fermo è che diminuiscono delitti e femminicidi. Ma accade da anni e non è merito di Meloni”. Marzio Barbagli, da sociologo lei ha anche collaborato negli anni scorsi con il ministero dell’Interno per l’elaborazione di alcuni dossier relativi ai reati e alla sicurezza. Ma davvero l’Italia oggi è uno dei Paesi più sicuri al mondo? “Bastasse un dossier come questo saremmo ovviamente tutti contenti, ma non è così. Questi rapporti io li studio da anni. Il Viminale confronta il primo semestre dell’anno con quello precedente. Questo sistema non va bene, è inadeguato”.

Dunque, questa rappresentazione dell’Italia sicura è falsata? Ci spieghi meglio?

“Per capire cosa sta succedendo davvero nel nostro Paese non basta conteggiare i reati, occorre avere serie storiche di breve o lungo periodo e qui non c’è nulla di tutto questo. L’unico dato che è un punto fermo è quello degli omicidi e dei femminicidi, che sono in calo, ma lo sono da lunghissimo periodo. Diciamo dal 1992. Ma questo non è certo merito delle politiche di questo governo ma semmai di una trasformazione sociale e non incide sulla percezione di sicurezza”.

Da dove nasce allora la percezione di insicurezza diffusa tra i cittadini italiani?

“I crimini che fanno paura alla gente nel quotidiano sono altri e qui non li troviamo: sono i borseggi, le rapine in casa, le aggressioni, i furti in strada. Il Viminale ci parla di una generica diminuzione dei furti ma non ci dà né una serie storica né dati disaggregati. Questi reati hanno sempre andamenti oscillanti ma oggi siamo ancora in una fase di tassi ben più alti rispetto a quelli degli anni Sessanta”.

E poi c’è la grande contraddizione: se non c’è un’emergenza immigrazione, se tutti i reati sono in forte calo, come si giustifica il continuo ricorso da parte di questo governo alla decretazione d’urgenza proprio in materia di sicurezza?

“Il governo fa il governo, fa parte del gioco. I media amplificano il senso di insicurezza diffuso delle persone, i fatti di cronaca che destano allarme sociale, dai flussi migratori alle manifestazioni di piazza, dai femminicidi alle risse nei luoghi della movida e tira acqua al suo mulino proponendo provvedimenti d’urgenza anche se sembra evidente che i dati non determinano urgenza. Ma poi, scorrendo questo report, balza agli occhi che, ad esempio, mancano due capitoli sui quali la cittadinanza è assai sensibile: i reati ascrivibili agli immigrati e quelli che vedono protagonisti minori, che siano maranza o no”.

Ai dati sull’immigrazione il dossier dà grande risalto come prova dell’efficacia delle politiche di contenimento dei flussi...

“Gli immigrati vengono percepiti come un problema per la sicurezza, da anni il dibattito politico mira alla pancia della gente così come i provvedimenti di legge. Ma qui si dice soltanto: siamo bravi perché ne facciamo entrare di meno e ne espelliamo di più, ma non ci dicono se abbiamo fatto passi avanti per evitare la commissione di reati da parte dei migranti, così come nulla si dice sulla preoccupante realtà della criminalità minorile, altro punto debole nella percezione di insicurezza soprattutto nelle grandi città”.