di Hermes Carbone
98zero.com, 11 agosto 2026
“Una morte che si poteva serenamente evitare”. È il duro giudizio dell’avvocato Gaetano Pino, legale del detenuto di 33 anni trovato morto lo scorso 2 agosto all’interno della casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto. Il legale punta l’attenzione sulle condizioni psicopatologiche del giovane e sulle misure che, a suo dire, avrebbero dovuto essere adottate per impedirne il suicidio. “Questo giovane aveva un quadro psicopatologico assolutamente grave - sostiene Pino. Lo Stato doveva garantire, attraverso visite specialistiche e frequenti controlli, un monitoraggio costante, anche a vista, in virtù di un pericolo concreto e attuale”.
La difesa concentra le proprie accuse sulle presunte omissioni nella gestione del giovane. Un elemento ritenuto particolarmente rilevante riguarda infatti le segnalazioni della madre: “Aveva due volte scritto all’autorità, preavvisando che ciò poteva realmente, concretamente avvenire. E purtroppo è avvenuto”. La Procura di Barcellona Pozzo di Gotto ha avviato gli accertamenti, disponendo l’esame autoptico eseguito lo scorso 4 agosto e il sequestro della documentazione sanitaria. “Non si può consentire che un detenuto affidato alle cure dello Stato possa morire proprio nelle mani dello Stato”, afferma il legale, che chiede di fare piena luce sulle “mancanze e omissioni” che, a suo giudizio, avrebbero contribuito alla morte.
Dal 2022 al 2025 almeno 319 detenuti si sono tolti la vita in Italia. Come confermato dall’ultimo Rapporto Antigone sulla detenzione nelle carceri e pubblicato a giugno, dall’inizio del 2026 si sono già registrati altri 24 suicidi, con il carcere di Barcellona Pozzo di Gotto resta una delle case circondariali in cui si registrano più decessi a livello regionale.










