Gazzetta del Sud, 18 settembre 2019
"Serve un nuovo modello organizzativo". "Due drammatici eventi recenti, e cioè il suicidio per impiccagione di un giovane detenuto ventenne affetto da disturbi psichiatrici e l'aggressione al collo di un poliziotto penitenziario da parte di un altro detenuto con disturbi psichici, comprovano le persistenti e gravi difficoltà di gestione e funzionamento del reparto 8 che ospita la cosiddetta "articolazione per la tutela della salute mentale" del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto".
Lo sottolinea in una nota il Garante regionale dei diritti dei detenuti, Giovanni Fiandaca. "La difficoltà di prevenire eventi del genere - sottolinea Fiandaca - è accentuata dalla perdurante mancata adozione di un modello organizzativo adeguato del reparto in questione (una bozza di modello organizzativo attende ancora sui tavoli dell'Assessorato regionale della Salute) nonché dalla insufficienza di personale, non avendo ancora il Dipartimento di salute mentale di Messina preso effettivamente in carico l'articolazione suddetta".
Fiandaca sollecita, pertanto, tutte le autorità competenti a provvedere nel più breve tempo possibile "a disporre tutti i provvedimenti e le misure necessarie per assicurare un funzionamento dell'A.T.S.M. di Barcellona Pozzo di Gotto conforme a esigenze di efficacia operativa e preventiva".
Padre Insana: "Il problema è il sistema, non la carenza di personale"
Il suicidio del ventenne detenuto palermitano nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto ha riacceso i riflettori su un dramma che purtroppo si ripete troppo spesso. Padre Pippo Insana, da sempre in prima linea su questo problema, esprime la sua chiara posizione: "Non funziona il sistema a supporto dei detenuti con patologie d'igiene mentale. Non è un problema di carenza di personale, ma di organizzazione delle giornate, per chi come il ragazzo palermitano, tossicodipendente in carcere per rapina, avrebbe bisogno di un'assistenza diversa, non solo di un'osservazione sterile. Serve dare stimoli, superare la noia e favorire la socializzazione ed il reinserimento perché troppo spesso la convivenza nello stesso reparto non fa che esasperare le singole patologie, con le conseguenze a cui assistiamo troppo spesso, aggressioni al personale ed episodi di autolesionismo, che portano anche al suicidio. Se non si cambia sistema e non si riempiono le giornate dei detenuti con problemi di salute mentale questa catena non si potrà spezzare".









