messinaindiretta.it, 27 agosto 2025
Un altro detenuto si è tolto la vita all’interno della Casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, il terzo caso registrato negli ultimi sei mesi. Una tragedia che riaccende i riflettori sulle gravissime criticità di un istituto penitenziario giudicato inidoneo e che ha spinto il procuratore di Barcellona, Giuseppe Verzera, a inviare una nuova e urgente segnalazione al Ministero della Giustizia. La vittima è un uomo di 48 anni, di nazionalità indiana, arrestato nei mesi scorsi nell’ambito di un’inchiesta per maltrattamenti in famiglia condotta dalla Procura di Patti.
Nel tardo pomeriggio di lunedì scorso, ha messo in atto il suo tragico piano approfittando dell’ora d’aria dei due compagni di cella. L’uomo, fingendo di volersi fare la doccia, si è recato nel bagno della cella situata nel sesto reparto, ha fatto scorrere l’acqua per coprire i rumori e, servendosi di un lenzuolo attorcigliato, si è impiccato nell’antibagno.
I compagni, insospettiti dal getto d’acqua continuo e dal suo mancato rientro, hanno aperto la porta trovandolo ormai senza vita. I soccorsi del personale della polizia penitenziaria sono risultati inutili. Il procuratore Verzera ha disposto gli accertamenti per fugare ogni dubbio sulle circostanze della morte, ma il tragico episodio si inserisce in un allarmante filo rosso.
Solo il 24 maggio scorso, un giovane tunisino di 23 anni, detenuto in isolamento, si era suicidato con la stessa modalità, usando un lenzuolo legato all’inferriata della cella. Un altro caso si era verificato ad aprile, quando un uomo di poco più di quarant’anni originario dei Nebrodi si tolse la vita in circostanze in parte oscure. Dietro a queste tragedie, come denunciato più volte dalla Procura, non ci sono solo drammi personali, ma un sistema al collasso.
Il carcere di Barcellona sorge infatti nello stesso stabile edificato nel 1925 per ospitare l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Con la soppressione degli OPG, l’edificio è stato riconvertito a istituto penitenziario senza gli adeguamenti strutturali richiesti dalla normativa. Una “trasformazione incompleta” che, nel tempo, ha evidenziato limiti sempre più gravi in termini di sicurezza, funzionalità e tutela della dignità dei detenuti. “Non è un caso che si siano verificate fughe, perché nemmeno le mura di cinta del carcere sono a norma e con esse le stesse finestre delle celle”, è l’amara constatazione del magistrato.
Le criticità denunciate non riguardano solo la vetustà dell’edificio, ma anche l’assenza di adeguati spazi, la cronica carenza di personale, la mancanza di misure preventive e il difficile equilibrio tra esigenze di sicurezza e diritti dei detenuti. Già in passato il procuratore Verzera aveva sollecitato interventi ministeriali, sottolineando come la struttura metta a rischio non solo la permanenza dei detenuti, ma anche quella degli agenti della Polizia penitenziaria, esposti a continue aggressioni.











