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di Raffaele Caruso

quintopotere.it, 30 settembre 2026

Ha interrotto lo sciopero della fame e della sete dopo averlo iniziato giovedì. Gourrida Wadhah, 29enne tunisino, è trattenuto da gennaio nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Bari Palese, dove dovrà restare almeno fino a novembre in seguito a un’ulteriore proroga disposta dal giudice. A raccontare la sua vicenda è la moglie 23enne, che ha rilasciato un’intervista a La Repubblica di Bari dopo aver lanciato un appello attraverso la rete Mai più lager - No ai Cpr. La donna, che ha scelto di mantenere l’anonimato, descrive una situazione familiare sempre più difficile e condizioni di forte sofferenza psicologica per il marito, che avrebbe anche tentato di togliersi la vita.

Wadhah sarebbe entrato nel circuito dei Cpr lo scorso gennaio, venendo inizialmente trasferito a Potenza e successivamente a Bari. Il fermo è avvenuto a Padova, mentre viaggiava in auto con un amico: secondo il racconto della moglie, i due sarebbero entrati involontariamente in una zona pedonale, non conoscendo la città. L’uomo sarebbe stato fermato mentre era in stato di ebbrezza. In quel periodo la famiglia, con due figli di quattro anni e due anni e mezzo, viveva in una cooperativa a Verona e stava valutando un trasferimento a Roma, dove il 29enne aveva trovato lavoro come cameriere.

La permanenza nel Cpr è stata ulteriormente prorogata fino a novembre. Una decisione contestata dalla famiglia, mentre l’avvocato Sasha Neglieri si prepara a presentare ricorso per ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno, facendo leva anche sul percorso di integrazione dei figli, iscritti all’asilo. Nell’intervista la moglie riferisce che il marito sarebbe in condizioni psicologiche molto difficili, avrebbe perso peso rapidamente durante lo sciopero della fame e della sete e non vorrebbe più parlare con nessuno, nemmeno con lei. La donna sostiene inoltre che non riceverebbe un adeguato supporto psicologico e riferisce l’assunzione di farmaci per calmare il suo stato di agitazione. Riporta anche le sue lamentele sulla qualità del cibo e sulla pulizia dei bagni.

A pesare è anche la separazione dai figli. “Nostro figlio di quattro anni quando va all’asilo piange”, racconta la donna, spiegando che il bambino non comprende il motivo dell’assenza del padre e teme di essere stato abbandonato. La moglie descrive infine le difficoltà economiche affrontate quotidianamente: non ha ancora trovato lavoro e fatica a sostenere le spese dell’affitto e della famiglia. “Sono troppo stanca”, afferma, chiedendo che il marito possa uscire dal centro. La vicenda riporta l’attenzione sulle condizioni di trattenimento nei Cpr e sulle conseguenze della detenzione amministrativa per le persone coinvolte e per i loro familiari. Le circostanze riferite dalla moglie e le contestazioni sulle condizioni della struttura restano dichiarazioni da verificare attraverso ulteriori riscontri.