di Angela Balenzano
Corriere del Mezzogiorno, 21 febbraio 2021
La denuncia di parenti e amici: "Insulti a sfondo sessuale". Saranno gli accertamenti formalmente avviati dalla Procura della Repubblica di Bari a fare chiarezza sul suicidio dell'agente penitenziario di 56 anni di Bitritto che tre giorni fa si è tolto la vita con la pistola di ordinanza. Il pubblico ministero inquirente Daniela Chimienti ha formalmente delegato i carabinieri ad acquisire documenti e dichiarazioni di familiari e amici nel tentativo di ricostruire l'accaduto ed individuare eventuali responsabilità. Nel fascicolo di inchiesta, al momento, non è stata formulata alcuna ipotesi di reato in attesa dell'esito degli accertamenti investigativi. Solo allora il magistrato deciderà se archiviare l'indagine o, al contrario, procedere per istigazione al suicidio.
La pm inquirente, in modo particolare, ha chiesto ai carabinieri di controllare le lettere e i referti medici custoditi da un conoscente del 56enne, che attesterebbero la sua condizione di disagio. Non solo. La Procura della Repubblica di Bari ha chiesto ancora di verificare eventuali minacce subite dall'uomo o di raccogliere testimonianze di persone informate sui fatti. Così da ricostruire, in particolare, le ultime ore di vita del poliziotto e capire le ragioni che lo hanno spinto a commettere il suicidio. Alcuni amici e familiari della vittima avrebbero riferito di aver ricevuto alcune confidenze in cui l'uomo diceva di essere "da anni vittima di bullismo a sfondo sessuale" e di sentirsi "perseguitato da alcuni colleghi che lo insultavano".
Intanto l'avvocato Antonio Portincasa che rappresenta la madre ha chiesto che venga fatto un incontro in Procura tra gli inquirenti, la madre dell'agente e l'avvocato Antonio Lascala, amico della vittima. Un incontro che potrebbe portare a chiarire le circostanze della morte e capire la ragione per la quale "era ancora in possesso della pistola di ordinanza nonostante fosse in aspettativa" ha detto Lascala, presidente dell'associazione "Gens Nova" di cui il poliziotto faceva parte.
"Sono stato il suo unico amico vero negli ultimi 20 anni - ha detto nei giorni scorsi Lascala spiegando di aver raccolto le confidenze dell'agente sulle "vessazioni subite, uno stalking a sfondo sessuale" e ha ricordato come alcuni colleghi lo tormentassero con l'etichetta di omosessuale.
Tra i documenti custoditi nella sede dell'associazione, l'avvocato ha ritrovato cinque lettere che risalgono agli anni 2005 2006, quando l'agente era in servizio a Verona, nelle quali "diceva di sentirsi perseguitato, di essere insultato perché aveva sempre vissuto con i genitori" e perché "non aveva una fidanzata".
L'uomo viveva con la sua famiglia per assistere il padre malato e usufruendo della legge 104 poteva permettersi di assentarsi dal lavoro. Poi, nell'ultimo periodo, aveva chiesto un periodo di aspettativa. Da quando nel 2008 è stato trasferito nel carcere di Turi ha smesso di scrivere lettere, ma le sue confidenze agli amici e ai familiari sono continuate. Fino a tre giorni prima di togliersi la vita.











