di Jessica Muller Castagliuolo
La Repubblica, 21 settembre 2024
Al carcere minorile Fornelli il progetto Wefree Dentro di Intesa Sanpaolo e San Patrignano. La testimonianza di Federico Tossani: “La droga è molto ‘democratica’ e non esistono linee guida per non cascarci. Ma voglio portare ai ragazzi la mia storia, perché uscirne si può”. Ci sono più tossicodipendenti in carcere che in comunità. In Italia i detenuti tossicodipendenti sono più di 26mila. Tre detenuti su dieci che non hanno accesso a misure alternative, per curarsi. Sono infatti “solo” 3901 le persone prese in carico dall’Ufficio esecuzione penale esterna per percorsi altri rispetto alla detenzione. Mentre si inaspriscono le pene - tanto che nel 2023 l’Autorità giudiziaria per reati penali droga correlati ha contato un aumento del 10 per cento dei minorenni denunciati - l’uso di stupefacenti non accenna a diminuire. L’ultima relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia parla chiaro: quattro giovani su dieci, tra i 15 e i 19 anni hanno fatto uso di sostanze nel 2023, almeno una volta nella vita. 960mila giovani.
“Ho intrapreso il mio percorso a San Patrignano ormai molti anni fa, con circa altre 1400 persone provenienti da tutto il mondo e da diversi contesti sociali. Ci si avvicina al mondo delle droghe principalmente per dei traumi o a causa dei contesti in cui si vive. La droga è molto ‘democratica’. Ma non esistono linee guida per non cascarci”. Federico Tossani arriva a San Patrignano nel 2012, quando aveva solo venti anni. Allora, il futuro era un lumicino. Il suo percorso di recupero è durato cinque anni. È entrato in comunità che aveva la terza media. Ne è uscito. Si è laureato in Lettere. Ora ha deciso di restare a lavorare lì, tra le persone che lo hanno aiutato a chiudere quel capitolo doloroso della vita.
Il progetto - La sua testimonianza arriva dove c’è ne più bisogno. Grazie a un progetto di Intesa Sanpaolo e San Patrignano si è tenuto nell’Istituto penale per i minorenni di Bari una giornata di incontro tra gli educatori della comunità e i giovani detenuti. Un’iniziativa pilota di un progetto per la prevenzione delle dipendenze: Wefree Dentro. “Si inserisce nel filone dei progetti che realizziamo per il mondo del carcere e per la prevenzione dalle dipendenze insieme alle più importanti realtà italiane del Terzo Settore. Grazie alla collaborazione con la Fondazione San Patrignano l’iniziativa offre un momento diverso ai giovani detenuti portandoli a concentrarsi sulle proprie potenzialità e sull’importanza delle scelte di ogni giorno. Dall’incontro di oggi potranno trarre spunti utili a migliorare la propria situazione e ad avere maggiore fiducia nel ‘dopo’” spiega Paolo Bonassi, chief social impact officer di Intesa Sanpaolo.
Snodi - Un dopo che può esserci, ma al quale bisogna avere la forza di credere: “Molto spesso chi ha problemi di tossicodipendenza pensa che della propria vita può fare ciò che gli pare. Ma se penso alla mia storia, a quello che è successo a me, mi rendo conto di aver fatto tante scelte che non sono ricadute solamente su me stesso, ma anche sui miei genitori e su tutte le persone che mi volevano bene”, continua Tossani. L’importanza di scegliere e di scegliersi. Avere il coraggio di chiedere aiuto. Non a caso il monologo con il quale la storia è stata raccontata ai ragazzi, scritto e interpretato insieme alla giornalista Angela Iantosca, si intitola “Snodi”. Due testimonianze che convergono. “Il monologo è stato veramente molto toccante anche per noi che l’abbiamo fatto. Per me sono state tante prime volte. Non avevo mai recitato, ma è stata anche la prima volta che ho portato il mio lavoro, la mia esperienza, la mia testimonianza in un carcere minorile, che è tra l’altro quello che mi sono scampato per un pelo”, conclude Tossani.
Dipendenze - “Il progetto si rivolge a una fra le categorie più fragili del nostro Paese, per costruire percorsi di possibile uscita dall’emarginazione e dall’esclusione sociale. L’obiettivo è sperimentare un nuovo approccio a supporto dei minori per offrire loro strumenti utili a riscoprire le proprie potenzialità, a superare le fragilità e a uscire dalle dipendenze, che sempre più fra i giovani e a volte nell’ambito degli istituti carcerari si esprimono a volte in dipendenze da psicofarmaci”, spiega Antonio Boschini, responsabile terapeutico di San Patrignano. Ultimi numeri: l’Associazione Antigone segnalava nel suo ultimo rapporto come nelle carceri italiane il 17,7 per cento dei detenuti assuma regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Sedativi e ipnotici invece, sono somministrati a quattro detenuti su dieci.










