di Luca Liverani
Avvenire, 14 aprile 2020
La pandemia di coronavirus rischia di rendere ancora più drammatico il sovraffollamento carcerario. Mentre Nessuno Tocchi Caino fa partire una class action per le condizioni dei 434 detenuti stipati a Bari in un istituto da 299 posti, il commissario straordinario Domenico Arcuri ha ordinato 4.700 braccialetti elettronici entro maggio per alleggerire le celle assicurando il controllo sui detenuti scarcerati.
La class action procedimentale, per il rispetto delle misure igienico sanitarie nel carcere di Bari, è stata promossa dall'associazione Nessuno Tocchi Caino - Spes contra spem, contro Governo, Guardasigilli e Procura e Comune di Bari. L'iniziativa, seguita dagli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci, si propone come azione-pilota per altre analoghe situazioni in altre città. Il sovraffollamento carcerario, sostengono i legali, non consente l'applicazione delle norme di sicurezza igienico-sanitaria imposte sull'intero territorio della Repubblica e mette a grave rischio la salute degli operatori penitenziari e dei detenuti, vanificando "il principio di uguaglianza dei diritti e di non discriminazione".
Intanto Domenico Arcuri, commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus, ha affidato la fornitura di ulteriori braccialetti elettronici e del relativo servizio di sorveglianza a distanza a Fastweb, la stessa società con cui il ministero dell'Interno ha già siglato un analogo contratto, con l'obiettivo di installare 4.700 braccialetti entro maggio.
Il commissario Arcuri, d'intesa coi ministri della Giustizia, Alfonso Bonafede e dell'Interno Luciana Lamorgese, ha accelerato l'installazione dei dispositivi per il controllo della detenzione domiciliare di chi ha una pena residua tra i 7 e 18 mesi.










