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di Fulvio Colucci

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 16 aprile 2020

 

"Con l'epidemia da Coronavirus il sovraffollamento del carcere di Bari è un dramma. Il rischio di trasmissione della malattia è altissimo". L'avvocato Luigi Paccione, insieme al collega Alessio Carlucci, ha presentato una class action procedimentale coinvolgendo governo, procura della Repubblica e Comune. I legali chiedono il rispetto delle misure igienico-sanitarie nell'istituto penitenziale sulla base dei due articoli della Costituzione che garantiscono la salute e l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

"Tutela uguale per tutti, va garantita anche agli invisibili" ha spiegato Paccione. In assenza degli adempimenti si configurerebbe un "torto di massa" addebitabile alle istituzioni con la promozione di ricorsi anche in sede internazionale.

"È fondamentale rispettare le misure igienico-sanitarie nel carcere di Bari". A chiederlo gli avvocati Luigi Paccione e Alessio Carlucci, con una class action procedimentale, patrocinata dall'associazione "Nessuno tocchi Caino- Spes contra spem".

 

Avvocato Paccione a chi vi rivolgete?

"I nostri interlocutori sono il presidente del Consiglio dei ministri, il ministro della Giustizia, la procura della repubblica di Bari, il sindaco Decaro come rappresentante della città e dell'Area metropolitana".

 

Cosa chiedete?

"Con l'epidemia da Coronavirus il sovraffollamento del carcere pone un problema drammatico. La struttura può accogliere 299 detenuti, ma ce ne sono 434 stando alle ultime stime del ministero della Giustizia. Il rischio di trasmissione della malattia è altissimo. La salute di operatori penitenziari e detenuti è in pericolo. Abbiamo messo a punto, insieme al collega Carlucci, questa class action procedimentale rivolgendoci a governo, procura e Comune. Non è la prima volta che lo facciamo. Il nostro ragionamento è semplice: se, in base alla Costituzione, lo Stato tutela un bene supremo come la salute pubblica anche con provvedimenti restrittivi come il blocco di tutte le attività e della circolazione nel Paese, il principio sancito dall'articolo 3 della stessa Carta costituzionale impone che la tutela sia uguale per tutti. Va garantita anche agli ultimi, agli "invisibili", agli anelli deboli della catena sociale come i detenuti e, ovviamente, deve essere estesa al personale degli istituti carcerari. Altrimenti ci troviamo di fronte a una grave frattura dei principi stabiliti dalla Costituzione e da Carte internazionali come la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo".

 

Quali risultati vi attendete?

"Il governo deve consentire il rispetto delle prescrizioni in materia di mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro; di divieto di assembramento e di effettiva applicazione delle misure igienico-sanitarie a protezione del personale del carcere e dei detenuti. Al sindaco Decaro chiediamo di vigilare, attraverso gli uffici tecnici e di concerto col ministero della Giustizia, sull'applicazione delle norme. In assenza di questi adempimenti si prefigurerebbe la fattispecie giuridica del "torto di massa" e potremmo, anche in sostituzione degli Enti locali cui è rivolta la class action procedimentale, promuovere ogni rimedio giuridico, a livello nazionale e sovranazionale, per assicurare il ripristino della legalità".

 

Diceva di aver già fatto ricorso allo strumento della class action procedimentale. Quando?

"Ci sono due precedenti durante i quali ho agito con l'avvocato Carlucci: nel 2009 e nel 2011. Lanciammo la prima class action procedimentale per l'accertamento della proprietà pubblica del teatro Petruzzelli. L'iniziativa sfociò in una delibera del Consiglio comunale che aderì alla nostra visione. La seconda volta ci rivolgemmo alla magistratura perché fosse dichiarato illegale e chiuso il Cie di Bari, Centro di identificazione ed espulsione. In questo caso il ministero dell'Interno è stato condannato per il danno d'immagine arrecato alla città. Ora siamo in Appello dove abbiamo riproposto la domanda di chiusura per ingiusta detenzione, in contrasto con i principi costituzionali. Perché questo è la class action procedimentale: un esercizio di cittadinanza attiva attraverso il quale si chiede ai poteri pubblici la fedeltà ai valori costituzionali, primo tra tutti il valore della non discriminazione delle persone socialmente più deboli e vulnerabili. La base logica della nostra azione è la funzione sociale dell'avvocatura. Siamo presidio di legalità; siamo sentinelle della legalità costituzionale".