di Antonio Galizia
Gazzetta del Mezzogiorno, 8 gennaio 2020
Lavorare per rendersi utili alla società. Il dibattito che ruota intorno all'importanza dell'attività lavorativa per l'effettivo reinserimento dei detenuti è ampio e complesso. Nel nuovo anno, una iniziativa concreta arriva da Mola: il Comune, insieme all'Uiepe (Ufficio interdistrettuale esecuzione penale esterna) della Puglia, attiverà un progetto innovativo che punta a offrire una opportunità di reinserimento a chi ha avuto problemi con la giustizia.
I due enti realizzeranno percorsi di reinserimento di detenuti e di sostegno alle loro famiglie. L'importante obiettivo è stato fissato nel protocollo di intesa, vagliato dalla giunta e sottoscritto tra il Comune e l'Uiepe, e che verrà attuato nell'anno appena iniziato. Finalità precise dell'accordo, agevolare la preparazione e l'attivazione di percorsi individualizzati di reinserimento socio-lavorativo dei detenuti, secondo le competenze dei singoli soggetti.
A tali scopi, saranno programmate e realizzate diverse azioni. Come per esempio quella di "attivare reti di collaborazione con gli stakeholder (portatori di interesse, come aziende, organizzazioni no profit, cooperative) che partecipano ai programmi inclusivi nei confronti delle persone sottoposte a provvedimenti di giustizia".
Previste "attività di formazione, studio, analisi sugli interventi per riconciliare e ricomporre le fratture determinate dai fatti delittuosi, in ciascun attore della dinamica delittuosa: autore di reato, vittima e comunità". "Una iniziativa dalla forte valenza civile - sottolinea l'assessora alle Politiche sociali Lea Vergatti - che responsabilizza tutta la comunità nel processo di rieducazione riparativa del detenuto".
Il sindaco Giuseppe Colonna rimarca l'importanza di tale sottoscrizione: "È un'esperienza pilota per il territorio che punterà ad avviare pratiche di reinserimento virtuoso dei detenuti, mediante le quali essi potranno divenire una risorsa fondamentale per Mola".
Il Comune e l'Uiepe puntano, dunque, alla riabilitazione sociale attraverso il lavoro, consapevoli che soprattutto per queste persone non avere alcuna occupazione intellettuale o manuale non permette di riflettere sulla propria vita, su sé stessi e sulle situazioni che hanno portato a vivere nell'illegalità.










