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Corriere del Mezzogiorno, 23 aprile 2015

 

È stato rinnovato ieri a Villa Framarino l'accordo tra il Comune di Bari e la Casa Circondariale, in esecuzione del protocollo d'intesa siglato tra Anci, Regione Puglia e Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria per la Puglia (Prap). Un progetto che prevede la rieducazione dei detenuti non legati alla criminalità organizzata e il loro reinserimento sociale. I detenuti sono attualmente impegnati in attività di manutenzione del verde, pulizia dei locali e collaborazione in occasione delle manifestazioni che si svolgono a Villa Frammarino.

Da oltre un mese, tre detenuti selezionati, un giorno alla settimana, svolgono volontariamente e gratuitamente il loro lavoro di pulitura, potatura del verde sotto la guida dei tecnici comunali. È l'applicazione concreta di ciò che la direzione del carcere di Bari (la direttrice è Lidia De Leonardis) da tempo sostiene: portare fuori dal circuito del carcere i detenuti non appartenenti alla criminalità organizzata, quelli cosiddetti della "devianza del bisogno" o anche coloro i quali dopo un vero percorso di autocritica e di verifica di affidabilità all'interno vengono ritenuti pronti per un cambiamento.

Far svolgere attività di pubblica utilità segna il punto di svolta nell'esecuzione penale. Questo esperimento è l'inizio di una nuova modalità della pena che può sì deflazionare le carceri, eliminare il rischio di affiliazione della criminalità organizzata, ma altresì far conquistare il senso di responsabilità vera ai detenuti col loro lavoro per la collettività, ed insieme imparando un mestiere, come in questo caso quello del giardiniere.

La "giustizia riparativa" coi lavori di pubblica utilità in modo gratuito e volontario sono nel solco di una nuova funzione della pena che renda il soggetto responsabile, risarcisce col suo gesto la lesione alla comunità e la devianza così. Spiega Tommaso Minervini, responsabile dell'Area educativa del carcere di Bari che l'iniziativa "acquisisce una dimensione anche etica, non solo interna al codice penale, dove se tu hai sbagliato devi risarcire la comunità ma senza creare altri mostri, altre violenze che generano altre violenze come una parte della storia peggiore del carcere ha dimostrato".

Aggiunge la direttrice De Leonardis: "Ciò che stiamo sperimentando a Bari, come in altre carceri italiane, è un impulso positivo che proprio dal carcere viene lanciato alla Città di Bari ed al mondo istituzionale e scientifico dell'esecuzione penale".

All'incontro erano presenti, tra gli altri l'assessore all'Ambiente Pietro Petruzzelli, la presidente del Parco Naturale Regionale Lama Balice Maria Maugeri, la direttrice della Casa Circondariale Lidia De Leonardis, il responsabile dell'Area educativa Tommaso Minervini, i responsabili della ripartizione Tutela dell'Ambiente del Comune di Bari e i detenuti coinvolti nel progetto.