di Cesare Monelli
Avvenire, 31 gennaio 2025
Diego da anni entra nelle carceri minorili con il Dominguez Camp: “È stupendo, una settimana di full immersion, ben 7 ore al giorno, con i ragazzi detenuti. Imparano i valori dello sport che nel rugby sono anche accentuati, ascoltano parole forti e magiche come educazione, collaborazione, rispetto per l’avversario, sostegno per i propri compagni di squadra. È una scossa per loro, vedi subito chi fa di tutto per cambiare rotta, è un metodo di educazione e prevenzione.
Con i dirigenti del carcere identifichiamo in quella settimana chi vuole fare un passo in più verso la meta della vita e così ottiene permessi per allenarsi con un club locale, perché coinvolgiamo tutto il territorio, e poi rientra. Lo aiutiamo anche a cercare un lavoro e così sa già cosa farà quando uscirà, non sarà solo. Avrà una squadra di rugby ad attenderlo, un lavoro, avrà imparato che la vita può essere bella e diversa”.
L’esperienza dell’ex numero 10 presso gli Istituti penitenziari sta dando frutti concreti: “Gli anni scorsi un ragazzo era detenuto a Bari e ora che è diventato libero sta conducendo una vita finalmente normale. Un altro ha conseguito il diploma di parrucchiere e il patentino da allenatore. Quello che fa la differenza nei nostri incontri sono i gesti, le parole, gli sguardi”.
Al camp si fanno tanti sport oltre al rugby, basket, biliardino, calcio, i ragazzi si divertono insieme a Diego imparando rispetto e correttezza”. Impegno, rispetto, disciplina e divertimento i concetti su cui Diego e il suo staff hanno insistito con i ragazzi, sempre pronti ad ascoltare e mettere in pratica.











