di Silvia Dipinto
La Repubblica, 25 luglio 2019
Abbiamo visto in anteprima la nuova biblioteca nella Casa circondariale di Bari: 7 mila libri in tutto e l'impegno quotidiano di detenuti e volontari. Dietro le sbarre, vicino alle celle, un detenuto sorride: "La lettura è l'unica evasione possibile qua dentro".
La biblioteca della sezione "Media sicurezza" profuma di legno nuovo e vernice fresca. Le mensole sono cucite su misura, in questo vecchio disimpegno un tempo adibito a deposito e ora trasformato nel piccolo incubatore di cultura e sogni per la vita che verrà. Vincenzo Leone ha 35 anni e tre figli da riabbracciare là fuori. Nella biblioteca del carcere di Bari che sarà inaugurata il prossimo autunno ha incontrato per la prima volta la psicologia.
"Leggendo questi libri ho capito quali errori ho commesso - ci racconta - Oggi mi sento un uomo diverso, voglio vivere aiutando il prossimo e gestire una cooperativa di reinserimento sociale e lavorativo per i detenuti".
Vincenzo conta uno a uno i libri catalogati negli ultimi mesi: "Sono 1.475, con gli scaffali e il pavimento ristrutturato questo posto sembra il salotto di casa". E mostra timbri e registri dei prestiti, compilati con dedizione perché neppure una pagina vada perduta.
"I detenuti della media e dell'alta sicurezza non possono incontrarsi: abbiamo quindi realizzato una biblioteca per ogni sezione - spiega Rosa Mele, l'educatrice responsabile del progetto - Ogni biblioteca è un angolo di cultura, con libri, film, dvd, audiolibri. Settemila in tutto, raccolti negli anni grazie alle donazioni di privati e associazioni e selezionati dai nostri volontari".
La storia della piccola, grande rivoluzione culturale nel carcere di Bari parte dalle date e dai numeri. Le date, innanzitutto. "L'edificio che ci ospita è del 1924 - spiega Valeria Pirè, direttrice della Casa circondariale di Bari - Non c'è un cinema, non un teatro. C'è soltanto una saletta multimediale dove facciamo tutto.
Il carcere ha molti spazi angusti, che stiamo recuperando con enormi sforzi per ricavare stanze di socialità altrimenti inesistenti". I numeri, poi. Più di 450 detenuti, a fronte di una capienza massima di 299 posti: 150 sono soggetti con patologie psichiatriche, 90 stranieri.
"Il sovraffollamento è un problema ormai cronico in Italia, ma è innegabile che stiamo vivendo uno dei periodi più critici - ammette Pirè - anche perché restiamo un punto di riferimento nel Sud Italia per la sezione sanitaria, che richiede un grande impegno di personale". E invece di poliziotti in servizio ce ne sono 50 in meno rispetto a una pianta organica già risicata: alcuni con età prossima alla pensione, costretti a fare turni massacranti.
"Nonostante le difficoltà, continuiamo a volare alto e a non fermarci ai servizi minimi essenziali - Valeria Pirè mostra le aule scuola e la falegnameria - Con questo spirito sta nascendo un vero e proprio sistema di quattro biblioteche gestito da tre associazioni e da un gruppo di detenuti volontari bibliotecari, in rete fra loro e presto collegato con il dipartimento di Scienze della formazione, psicologia e comunicazione dell'Università di Bari".
Il filo diretto con l'Ateneo è un passaggio non scontato, visto che i detenuti non possono accedere liberamente a Internet. Sarà quindi un catalogo speciale a garantire il collegamento virtuale con l'esterno per consultare l'offerta della facoltà e accedere al prestito, senza limitazioni nella scelta. Le anime volontarie delle biblioteche arrivano dal mondo di fuori e bussano alle porte del carcere il martedì e il giovedì. Hanno i nomi e i volti delle attiviste dell'associazione "Il carcere possibile", Maria Milella e Virginia Ambruosi (è la moglie dell'avvocato Giuseppe Castellaneta, che tante battaglie di civiltà ha combattuto per la dignità dei detenuti): sono state loro a donare al carcere i pc per dotare le biblioteche di un sistema informatico.
A raccogliere e selezionare i libri ci sono anche le associazioni "Insieme per ricominciare" e "Liberos", assieme a una docente del Cpia 1 di Bari, Mariangela Taccogna, che ha lanciato sui social network un appello ai donatori di testi di qualità.
Per accompagnare le volontarie nelle biblioteche (due delle quattro sono già operative, una è in ristrutturazione, l'ultima arrivata è pronta e sarà inaugurata il prossimo autunno), poliziotti e guardie organizzano i turni perfino rientrando da ferie o riposo.
"Ormai ci avvisano direttamente sul cellulare se c'è qualche inghippo - Virginia e Maria sono considerate due di famiglia - In un carcere con scarso personale e tante emergenze l'imprevisto è dietro l'angolo, ma tutti hanno a cuore il progetto". "Leggere per essere liberi" è il messaggio all'ingresso della biblioteca dell'alta sicurezza. Nella sezione in cui convivono i boss pugliesi, campani e calabresi con i condannati per traffici internazionali e associazione mafiosa, le regole sono scritte sui cartoncini colorati e ricordano che "è un diritto anche non leggere (per dovere)". Fra romanzi e saggi, spuntano le classiche, intramontabili enciclopedie.
"I detenuti sono fra i pochi cui le enciclopedie sono ancora davvero indispensabili per fare una ricerca - riflettono le volontarie - essendo interdetto loro l'accesso al web". Da qualche tempo nella stanza dei libri di carta sono arrivati a gran richiesta i volumi di cucina e i dvd coi film di Checco Zalone e di Massimo Troisi. Il 19 settembre è in calendario il primo incontro con l'autore all'interno del carcere: l'hanno voluto gli stessi detenuti, che hanno letto e amato L'intestino in testa del medico barese Antonio Moschetta.
"Non solo, ci stiamo candidando a un progetto del Salone del libro che permette di adottare idealmente uno scrittore - anticipa Rosa Mele - grazie al quale potremo ospitare autori da fuori regione". Per recuperare testi in lingua per i detenuti stranieri, la direzione del carcere si è appellata al buon cuore e alla generosità delle ambasciate.
"I primi pacchi sono arrivati dall'ambasciata araba a Roma - è la soddisfazione della direttrice Pirè - Insieme con la mediazione è un passo necessario per rompere l'isolamento di chi transita dalle nostre celle e spesso non trova neppure un'altra persona della sua stessa etnia".









