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di Anna Puricella

La Repubblica, 21 agosto 2024

Dopo la rivolta di sabato sera si riaccende l’allarme sull’istituto penitenziario: parla Dario Capozzi, segretario Fp Cgil per l’area metropolitana di Bari e segretario generale. In Puglia le carceri più sovraffollate d’Italia, denuncia l’associazione Luca Coscioni sulla base dei dati ministeriali. Il primato è da vergogna: la Puglia è la prima regione d’Italia per sovraffollamento delle carceri, con il 144 per cento di detenuti. Il dato registrato al 31 luglio dal ministero della Giustizia ha dato il la all’associazione Luca Coscioni, che ha diffidato le Asl di tutta Italia - Puglia compresa - “perché la totale mancanza di attenzione alla salute nell’ultimo decreto del governo in materia di carceri fa emergere una situazione di violazione strutturale, fra gli altri, del diritto alla salute delle persone ristrette”.

I disordini di sabato scorso nel carcere di Bari, con un gruppo di detenuti che ha ferito un agente e sequestrato un infermiere, sono l’ultima goccia di un vaso pronto a traboccare. Fra sovraffollamento - a Bari ci sono 388 detenuti dove dovrebbero starcene 294 - e carenza di agenti della Polizia penitenziaria - 221 invece di 254 - la miccia è più che innescata. “E avere un carcere nel centro della città non va bene”, dice Dario Capozzi, segretario Fp Cgil per l’area metropolitana di Bari e segretario generale.

Capozzi, non ci sono rimedi al sovraffollamento?

“No, l’unico sarebbe una seria politica assunzionale. L’amministrazione penitenziaria è messa male, come pure il ministero. Mancano i poliziotti penitenziari, gli assistenti sociali, gli amministrativi. Non si tratta soltanto di personale che lavora nel carcere, ci sono anche quelli degli Uffici di esecuzione penale esterna degli istituti minorili, coloro che accompagnano gli assistenti sociali a fare le visite dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni. La soluzione è assumere”.

La carenza di organico è cosa nota. Ma ciò che è successo la sera del 17 agosto fa pensare che ci fossero meno agenti del previsto, considerando il periodo di ferie...

“Sapere quanti agenti fossero al lavoro quella sera è un dato sensibile che l’amministrazione non darà. Ma rispetto alle forze in essere, bisogna ricordare che quel totale di 221 agenti si divide in quattro turni e quindi per turno ci sono circa una cinquantina di agenti. È inimmaginabile per un carcere come quello di Bari, che ha quasi 400 detenuti. Se succede qualcosa, devi sperare che ci sia un poliziotto in grado di contenere la situazione come è stato quella sera”.

Visto il sovraffollamento, il problema sarà anche igienico...

“Sta tutto dentro i concetti di salute, tutela e sicurezza sui luoghi di lavoro. Mancano sia per chi lavora sia per chi è ospite, a Bari. Le carceri non sono mai stati posti salubri, ma con il sovraffollamento è peggio. In una cella non ci sono meno di cinque, sei persone. Come si fa a non impazzire quando ci sono 40 gradi? Stare in tanti in una stanza con quelle condizioni climatiche è impossibile: dove si va a fare l’ora d’aria, se fuori fa così caldo? Il problema è che un carcere come quello di Bari non va più bene”.

In che senso?

“Se è vero che vogliamo stare dentro le norme costituzionali, le carceri dovrebbero essere luoghi di rieducazione. Però nel 2024 avere un carcere nel centro della città, come a Bari, è pura follia. Da fuori c’è chi passa sotto e lancia cartoni di vino in cui ci trovi di tutto: siringhe, droghe, alcol, telefoni cellulari. Dovremmo tenere i detenuti lontani da ciò che li ha portati in carcere, ma se arrivano tutte quelle robe dall’esterno come si fa? Le carceri nel cuore delle città non vanno bene”.

I disordini sono partiti da un detenuto con problemi psichiatrici. Più che in carcere doveva essere in una Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Ma in Puglia non ci sono posti...

“Non ce ne sono. E quando diciamo che il carcere di Bari è un hub sanitario, a quali malattie pensiamo? Ci sono i malati oncologici, certo, ma pure i tossicodipendenti che si devono disintossicare. E ci sono pure i detenuti con problemi psichiatrici. È una questione complicata. E nonostante una serie di strumentazioni ci siano, magari capita di dover portare un detenuto a fare una Tac fuori dal carcere. Ecco, in un caso come questo servono quattro agenti per accompagnarlo e si torna al discorso di prima: se i poliziotti sono pochi e non riescono neanche a coprire i turni, come fanno ad accompagnare un detenuto? È un cane che si morde la coda. Se facessimo funzionare il mondo degli educatori e degli assistenti della giustizia minorile, forse qualcosa potrebbe cambiare”.

Per risolvere i problemi delle carceri lei fa riferimento sempre ai minorenni...

“Se ci fossero più poliziotti, educatori e assistenti sociali nella giustizia minorile potremmo provare a recuperare i minori, così ci sarebbero meno ingressi in carcere, che magari per un giovanissimo che è già stato all’Ipm diventa un luogo di ritrovo dove costruire una rete criminale. Quindi per evitare una serie di conseguenze gravi, disordini compresi, dovremmo cominciare a far funzionare gli istituti di pena minorili, perché moltissimi poi traslocano nel tempo nelle case di reclusione per adulti e lì restano. E non dimentichiamo che i detenuti costano, soprattutto in un hub sanitario dove si sono poliziotti, ma anche medici, infermieri e assistenti”.