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di Nicolò Delvecchio

Corriere del Mezzogiorno, 12 dicembre 2024

Da domani in onda sul Rai 2 “Oltre il cielo” girato al Fornelli. Saranno anche educatori, agenti e giovani detenuti dell’istituto penitenziario minorile “Fornelli” di Bari i protagonisti di “Oltre il cielo”, la docuserie Rai di otto puntate diretta da Alberto D’Onofrio in onda da domani su RaiPlay. La serie, che sarà poi trasmessa su Rai2, è infatti stata girata nel carcere barese e al “Beccaria” di Milano, e racconta la quotidianità sia di chi finisce dietro le sbarre da giovanissimo, sia di chi si occupa di rieducare i ragazzi. Con una doverosa premessa, come spiega il direttore del “Fornelli” Nicola Petruzzelli, in carica da 29 anni: “La realtà, qui dentro, non è per niente simile a quella di “Mare Fuori”.

Direttore Petruzzelli, cosa vedremo nella serie?

“Vedremo la realtà degli istituti minorili. D’Onofrio è riuscito nell’intento di fotografare, nella maniera più imparziale possibile, la vita all’interno delle carceri, facendo parlare in prima persona i testimoni. E incontrando anche le famiglie, in modo da capire da dove vengono i ragazzi e, soprattutto, dove vogliono arrivare. I ragazzi, poi, partecipano da anni a percorsi artistici e non sono stati timidi nel raccontarsi”.

“Oltre il cielo” segue il successo di un altro prodotto Rai, “Mare fuori”, che però è una fiction. Quale è stato il suo impatto sulla percezione degli istituti minorili?

“Chiariamo sin da subito che “Mare fuori” è un prodotto di pura fantasia, alcune delle dinamiche riprodotte non esistono minimamente. Se chi è all’esterno ha pensato che quella fosse la realtà, è meglio che cambi idea”.

Uno dei detenuti del “Fornelli”, 19enne, nella prima puntata dice: “Quando esco voglio fare il casino, peggio di prima”. Come si rieducano certi ragazzi?

“Rispondo con un’altra domanda: si può rieducare qualcuno non disponibile al cambiamento? La rieducazione non può essere coatta. La pedagogia, anche penitenziaria, si fonda sulla libera adesione al progetto di cambiamento. Noi educhiamo al cambiamento, ma non lo possiamo imporre. Quando quel ragazzo uscirà da qui avrà davanti un bivio, starà a lui scegliere che strada intraprendere. Noi diamo gli strumenti e facciamo delle proposte. Se continuerà a delinquere, sa bene a quali conseguenze andrà incontro”.

Quali sono i reati maggiormente diffusi tra i giovanissimi?

“I soliti contro la persona, il patrimonio e in materia di stupefacenti. Ma negli ultimi anni sono cresciute le violenze sessuali e i maltrattamenti in famiglia, spesso commessi da figli che pretendono dai genitori soldi per la droga. Un forte indice di disagio e di sofferenza relazionale nelle famiglie. In generale preoccupano tutte le dipendenze, dalla droga alla ludopatia. C’è l’abbaglio dell’arricchimento facile e del vivere senza lavorare. Il tutto parte dalle famiglie: ce la prendiamo con i giovani, ma sono gli adulti i primi a doversi fare un esame di coscienza”.

Come si può evitare che i più giovani arrivino in carcere?

“Lavorando sulla prevenzione, che parte da una corretta impostazione delle relazioni familiari. E da tutto ciò che c’è intorno: la scuola, le polisportive, gli oratori, i luoghi di aggregazione. Quelle sono le vere scuole di legalità”.