di Fiorella Sassanelli
La Repubblica, 4 ottobre 2026
Le testimonianze al termine del Laboratorio di musicoterapia organizzato da UniBa con i circa 50 studenti del Polo universitario penitenziario: “Il nostro passaporto per la libertà”. In carcere, come nella vita libera, lo chiamano il “pugile-poeta”, perché da pugile - lo racconta lui stesso - è sempre stato solito sfoggiare una certa “dialettica per far colpo sulle donne”. Oggi quest’uomo, che ha ancora il volto di un ragazzo, è uno dei circa cinquanta studenti del Polo universitario penitenziario (Pup) che gode della particolare cura del rettore di Uniba Roberto Bellotti. Su sua iniziativa infatti, Uniba ha ampliato l’offerta del Pup, consentendo ai detenuti degli istituti di Bari, Trani, Turi, Altamura e Taranto l’accesso gratuito alla formazione universitaria anche nelle discipline scientifiche, “considerate le più spendibili - sostiene Bellotti - dopo la carcerazione, dunque utili al reinserimento in società”.
“Più che un’attività meritoria - fa notare il rettore - il Pup è un’esperienza che aiuta anche il nostro corpo docente a capire le complessità della realtà e che rimette in equilibrio la struttura universitaria altrimenti concentrata sul proprio ombelico”. Oggi il pugile-poeta è uno studente iscritto al Dams: “Avendo un diploma di scuola superiore - racconta - ho pensato che stando in galera non volevo perdere il mio tempo a non far niente, così ho deciso di iscrivermi all’università”. La sua referente è la professoressa Antonia Rubino, a cui sono affidate le relazioni tra Uniba e gli istituti penitenziari e per la quale il Polo significa “centralità della persona, elevamento culturale, incontro, relazione, per offrire ai detenuti un cambiamento di orizzonte, qualsiasi incidente accada nella vita”.
Con questo obiettivo durante l’estate nella casa circondariale di Bari Uniba ha promosso “TraSformativa”, un laboratorio di musicoterapia e psicoeducazione affidato a Elvira Brattico, professoressa ordinaria di neuropsicologia e neuroscienze cognitive, con la collaborazione di Benedetta Mattarelli, musicoterapeuta. Può la musica essere un alleato per imparare a riconoscere e gestire le emozioni ed esorcizzare la rabbia? La risposta, affermativa, l’hanno data proprio loro, i detenuti, durante l’evento conclusivo di questo primo speciale, quanto toccante, laboratorio al quale Repubblica è stata ammessa in esclusiva.
Al centro della cappella della casa circondariale erano stati sistemati piccoli strumenti a percussione, intonati e non. Di base c’era un canovaccio, poi ognuno entrava nel gioco dell’improvvisazione. Alternata alla musica c’era la lettura di brevi testi, anche questi frutto della fantasia creatrice dei detenuti. Tra i più creativi c’era proprio lui, il pugile-poeta. “La vita è nascita ma anche rinascita. Ci chiede di nascere sempre e stiamo imparando che nel viaggio c’è la libertà”, ci racconta. Il mare è tra le immagini più ricorrenti del pensiero. La speranza è l’approdo e l’approdo è casa, dove ci sono gli affetti, perché “casa è il luogo da cui partire e a cui tornare”. Dai pugni alle carezze insomma. “La musica è un’arte nobile - dice - ti torna continuamente in testa, è parte della vita”. Poi aggiunge: “Da sempre mi sarebbe piaciuto moltissimo saper suonare e cantare, ma ho fatto il pugile per tutta la vita”.
Per lui questo laboratorio è stato allora un regalo. Ma il dono è andato oltre la musica. “Sul piano delle emozioni il laboratorio ci ha arricchito tantissimo. E lo dico anche a nome dei miei compagni, perché tra noi detenuti quest’esperienza è servita a unirci parecchio. La vita di clausura è cupa e fredda, anche se fuori è estate e c’è il sole. Quell’ora che passavamo a cantare, ci colorava la giornata. E anche quando il laboratorio era finito, continuavamo a cantare e a cercare di suonare. Sarebbe stato bello che fosse durato più a lungo”.
Il finale della loro performance è stato con Napule: “Abbiamo sognato di essere un gruppo di amici che si divertiva e si emozionava con la musica, alla maniera di Gigi D’Alessio, Sal Da Vinci, Lucio Dalla e Gigi Finizio”. La musica un’alleata in più per la vita? “Lo spero, ma ciò che più conta quando uscirò sarà essere indipendente. Dovrò ricostruirmi una vita e ricominciare da zero”.









