di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 10 marzo 2026
Oggi chiusura del festival Senza Barriere. Il sociologo: “Attenti ai minori”. Si concluderà con la presentazione del libro “Diciotto e un giorno”, scritto dalla garante per i detenuti torinese Monica Cristina Gallo, la prima edizione del “Senza barriere, festival dei diritti e delle pene” organizzato dalla società cooperativa Radici future. L’appuntamento è fissato alle 17 di oggi nella sala d’arte del Consiglio regionale, a moderare il dibattito il sociologo e presidente del cda di Radici future, Leonardo Palmisano.
“È il primo festival sui diritti dei detenuti organizzato in Puglia e presenta un format misto. Abbiamo iniziato con una maratona in un bene confiscato alla mafia a San Michele Salentino, durante la quale tutti gli enti del terzo settore che hanno lavorato con il garante regionale si sono raccontati. Dall’incontro sono emerse due cose: la prima è l’urgenza di occuparsi dei diritti di chi si trova in carcere. La seconda consiste nel farlo attraverso attività di carattere rieducativo, di risocializzazione allo studio e alla formazione. Da qui la presentazione del libro, un pretesto per raccontare la condizione dei giovani detenuti, in particolare di chi inizia a scontare la pena nel carcere minorile e finisce in quello degli adulti”.
“Loro vivono il passaggio dall’essere grandi in un istituto minorile a ultimi arrivati nel carcere ordinario, in cui c’è di tutto. C’è chi ha commesso reati più comuni, chi non si è potuto permettere un buon avvocato, ci sono i mafiosi, i detenuti di alta sicurezza. Nel dibattito affronteremo il tema di come l’Italia dovrebbe occuparsi di questa cosa, una zona grigia tra minori e adulti nella quale investire in maniera seria, in termini di rieducazione, formazione professionale e ovviamente lavoro”.
“Sì, ci sono differenze che riguardano la pelle dei giovani detenuti o il modo in cui cambia la tonalità delle loro voci. Sono tutte questioni che raccontano la “timidezza” del reo, che è una timidezza che riguarda una condizione di minorità rispetto a una maggioranza, adulta, che ha già reti consolidate all’interno del carcere. Il libro racconta quanta attenzione in più vada messa su questa parte così fragile di detenuti, per i quali il compimento del diciottesimo compleanno rischia di essere l’ingresso in un inferno peggiore di quello da cui vengono”.











