baritoday.it, 28 maggio 2025
Il Comune di Bari - Assessorato alla Cultura, Puglia Culture, in collaborazione con Puglia Culture e la Casa Circondariale “F. Rucci” presentano giovedì 29 maggio dalle 14.30 l’appuntamento conclusivo del progetto “Il teatro che ripara, il teatro che è riparo”, un laboratorio teatrale condotto all’interno del carcere barese e curato dall’Associazione Culturale “Senza Piume”, con Damiano Nirchio. Un’esperienza artistica e umana che ha coinvolto un gruppo di detenuti in un percorso di espressione e restituzione attraverso la parola, il racconto e il teatro, in collaborazione con: Omero su Marte - Casa di produzione Cineaudiovisivi Cooperativa C.R.I.S.I. - Centro Sperimentale per la Giustizia Riparativa a Bari e il Liceo Scientifico Statale “Gaetano Salvemini” di Bari.
Fulcro del progetto è la realizzazione di un podcast intitolato “Insospettabili Maestri”, che esplora la possibilità di restituire senso e dignità educativa al vissuto di adulti detenuti, valorizzando le loro storie personali - spesso segnate da errori, dolore e marginalità - come occasione di riflessione e apprendimento per le giovani generazioni. Dopo una prima fase di lavoro teatrale e narrativo all’interno della Casa Circondariale e la registrazione delle testimonianze, il progetto entra giovedì 29 nella sua fase conclusiva: una classe quarta del Liceo Salvemini di Bari incontrerà, all’interno dell’istituto penitenziario, i detenuti partecipanti al laboratorio.
Un momento di dialogo riparativo di comunità, in cui gli studenti - dopo aver ascoltato alcune delle storie raccolte - potranno confrontarsi direttamente con i loro narratori: porre domande, condividere pensieri, abbattere pregiudizi. L’incontro sarà registrato e costituirà la puntata finale del podcast. Un progetto che non si è limitato a coinvolgere i detenuti, ma si intreccia dunque con il mondo della scuola, creando un ponte tra il carcere e la società esterna.
“Il teatro che ripara, il teatro che è riparo” è un progetto volto a far incontrare e dialogare mondi divisi. In un momento di grande difficoltà per le carceri italiane e per il rispetto dei diritti dei detenuti, questa iniziativa, riconoscendo piena umanità alle persone ristrette, offre loro la possibilità di raccontare e riflettere sul proprio vissuto e, soprattutto, di far arrivare la propria voce e le proprie opinioni all’esterno del carcere. L’incontro con il mondo della scuola rappresenta un ulteriore tassello di questo progetto, pensato per innescare nuovi orizzonti di senso e di cittadinanza attiva” - commenta Paola Romano, assessora alle Culture del Comune di Bari.
Il progetto si fonda sull’etica della riservatezza e del rispetto: tutte le testimonianze sono rese anonime, con l’uso di nomi di fantasia e l’omissione di riferimenti identificabili a luoghi o persone terze. Il laboratorio ha avuto una duplice finalità: favorire il processo di riflessione e responsabilizzazione dei detenuti attraverso la scrittura, e diffondere un messaggio educativo che possa arrivare anche alle nuove generazioni. “Il teatro che ripara, il teatro che è riparo” è un’occasione concreta di incontro tra mondi distanti, un ponte educativo e narrativo che restituisce alla parola il potere di riconnettere, responsabilizzare, umanizzare.











