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di Chiara Spagnolo

La Repubblica, 25 agosto 2024

La risposta indiretta al meloniano Delmastro che “non si inchinava alla Mecca dei detenuti”. Il viceministro di FI parte dal penitenziario della sua città, in cui una settimana fa si sono verificati disordini con il sequestro di un infermiere e il ferimento di un poliziotto, le visite nelle carceri italiane. E attacca la Regione Puglia: “Mancano medici e operatori sanitari”. Una risposta indiretta al collega meloniano Andrea Delmastro Delle Vedove, che pochi giorni fa aveva visitato un carcere dichiarando di non volersi inchinare “alla mecca dei detenuti” e scegliendo di non incontrarli, e un attacco frontale al modo in cui la Regione Puglia a guida centrosinistra gestisce la sanità negli istituti penitenziari.

La visita nella casa circondariale di Bari del viceministro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, si conclude con messaggi espliciti a livello nazionale e locale. L’incontro con i detenuti prima che con la dirigenza, gli operatori e la polizia penitenziaria - nell’ambito dell’iniziativa “L’estate in carcere” di Forza Italia - la necessità di rendere le strutture più dignitose, di sanare le carenze trattamentali, il no deciso “ad amnistie e indulti”, nella convinzione che “solo i magistrati possano certificare la meritevolezza delle misure alternative”.

Messaggi che arrivano a sei giorni dai disordini causati da quattro detenuti (uno dei quali con problemi psichiatrici), che hanno ferito un agente e sequestrato un infermiere. Parole che vorrebbero certificare l’iperattivismo del Governo sul tema carceri e contemporaneamente la stasi della Regione, che tramite la Asl gestisce la sanità nella struttura. “Ci sono 13 medici su 14 ma mancano 10 infermieri e gli operatori sociosanitari richiesti non vengono forniti - ha detto Sisto - Qualcuno che ha chiesto di essere visitato ha dovuto aspettare quattro mesi, la Regione ha le sue responsabilità, si deve intervenire immediatamente”.

Ma, in realtà, nel carcere del capoluogo tutti i numeri sono inclementi e il viceministro non può che prenderne atto: “Ci sono 391 detenuti su 260 posti, il tasso di sovraffollamento è significativo”. In merito, però, non ci sono soluzioni all’orizzonte, mentre novità positive sono previste per la polizia penitenziaria grazie a due concorsi che porteranno in servizio 1.800 e 2.000 agenti, una cinquantina dei quali arriveranno in città. Il piano del Governo sui nuovi penitenziari, invece, non comprende la città di Bari, per cui l’unica possibilità è cercare di ricavare qualche spazio in più per le attività trattamentali, considerato che per quelle scolastiche esiste solo un’aula, che viene usta anche per i laboratori teatrali e che il campo di calcio “non è altro che una mattonata su cui la gente si fa male”.

L’impegno del viceministro è studiare la plamimetria (“che ho chiesto alla direttrice Valeria Pirè di mandarmi”) per valutare se sia possibile recuperare spazi. Tra le ipotesi per il futuro c’è anche quella di trasformare l’ex sezione femminile, “che aveva 29 posti e per la quale è a disposizione un finanziamento da quattro milioni”, in posti per detenuti definitivi con misure alternative. Proprio sulle misure alternative, la linea di Sisto e di FI è granitica: “La pena deve avere una sua certezza ma anche una prospettiva di rientro, in questa prospettiva costituzionale si deve agire”. Per questo promette impegno per aumentare gli organici dei magistrati di sorveglianza.