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approdocalabria.it, 25 aprile 2026

“Da mesi senza controlli fondamentali, rischio concreto di aggravamento irreversibile”. Un detenuto affetto da leucemia mieloide cronica, ristretto nel carcere di Bari, sarebbe da mesi privo dei controlli sanitari indispensabili per monitorare l’evoluzione della malattia. A denunciarlo sono i suoi difensori, gli avvocati Giuseppe Alvaro e Girolamo Albanese del Foro di Palmi, che parlano di una situazione “gravissima e potenzialmente irreversibile”.

Si tratta di Sandro Scariato, originario di Taurianova, detenuto dallo scorso dicembre 2025 per l’espiazione di un residuo di pena. Prima dell’ingresso in carcere, l’uomo era seguito presso il reparto di ematologia dell’ospedale di Catanzaro, dove effettuava controlli periodici per monitorare la patologia, già in passato in fase di remissione. Secondo quanto riferito dai legali, già nel 2025 sarebbe stata riscontrata una ripresa della malattia, con la necessità di intensificare i controlli per evitare un aggravamento.

Tuttavia, dal momento della detenzione, tali accertamenti non sarebbero più stati effettuati. In particolare, Scariato non avrebbe potuto sottoporsi all’esame qPCR, fondamentale per valutare l’andamento della leucemia e orientare eventuali terapie. Esami previsti già nei mesi di gennaio e febbraio 2026 e mai eseguiti. La situazione sarebbe stata più volte segnalata anche dai sanitari: nel carcere di Palmi era stata richiesta una “visita ematologica urgente”, mentre analoghe segnalazioni sarebbero state formulate anche durante il successivo trasferimento a Siracusa.

Nonostante ciò, nessun controllo specialistico sarebbe stato effettuato. Il trasferimento nel carcere di Bari, disposto proprio per garantire le cure necessarie, non avrebbe finora prodotto alcun risultato. “Da oltre un mese non è stato fatto nulla”, denunciano i difensori. Secondo i legali, il rischio è concreto: l’assenza prolungata di controlli potrebbe aver determinato un peggioramento dei parametri della malattia.

“Il rischio - evidenziano i difensori - è che tale situazione possa esporre il detenuto a un concreto pericolo di vita, soprattutto in caso di perdita della cosiddetta finestra terapeutica utile per intervenire con efficacia”. I familiari del detenuto, sempre più preoccupati anche per il peggioramento delle condizioni cliniche riscontrato negli ultimi tempi, hanno deciso di rendere pubblica la vicenda. Nonostante le numerose istanze presentate alla magistratura di sorveglianza e i ripetuti solleciti alle autorità sanitarie, la situazione risulterebbe ancora ferma. “La nostra segnalazione - concludono i difensori - nasce dall’esigenza di evitare che si intervenga quando il danno sarà ormai irreparabile”.