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di Francesca Di Tommaso


Gazzetta del Mezzogiorno, 8 febbraio 2020

 

La popolazione carceraria della Casa circondariale barese è ai limiti del trattamento considerato "disumano" dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. La dichiarazione, dura e inclemente, arriva dal procuratore generale presso la Corte di Appello, Annamaria Tosto, in visita nella Casa Circondariale. Il primo dei problemi è proprio il sovraffollamento, incompatibile con la finalità rieducativa della pena: il carcere ospita oggi 460 detenuti, a fronte di una capienza di 299 presenze.

L'Osservatorio di Antigone, l'associazione onlus che svolge attività di promozione e tutela dei diritti delle persone private della libertà, riferisce che, al 30 settembre 2019, i detenuti presenti nel carcere erano 453, su una capienza di 299 posti. Il tasso di affollamento è dunque del 147,8%. Costretti in spazi angusti, in celle con 3 o 6 posti letto a castello. Malgrado l'impegno della direzione, del personale amministrativo e della polizia penitenziaria, i problemi di un istituto penitenziario complesso come il "Francesco Rucci" sono strutturali.

Senza dimenticare che si tratta di una casa circondariale di primo livello, con diversi circuiti penitenziari, nei quali sono ospitati detenuti appartenenti a clan contrapposti, motivo per cui esistono due diverse sezioni per allocarli, sia per l'Alta che per la Media Sicurezza. Al sovraffollamento si aggiunge la necessità di creare un reparto di medicina protetta. Il Rucci, infatti, ospita detenuti provenienti anche da altre carceri perché bisognosi di cure specialistiche. Ora, è inconcepibile che un centro clinico penitenziario con 24 posti letto possa tener testa a 11.000 visite specialistiche effettuate all'interno dell'istituto e altre 1.250 all'esterno (dati del 2018).

I detenuti vengono trasferiti volta a volta nei poli sanitari del territorio disponibili; in caso di ricovero, piantonare i detenuti comporta un impegno che grava sulle già esigue risorse di Polizia penitenziaria. Per questo il procuratore ribadisce l'urgenza di creare un reparto di medicina protetta all'ospedale San Paolo, così come disposto da una delibera della giunta regionale che ha trasferito il reparto penitenziario dal policlinico alla Asl.

"Da tempo anche l'associazione Antigone lamenta criticità e stato di emergenza in cui versa la casa circondariale di Bari - rincara Maria Pia Scarciglia, presidente Antigone Puglia e responsabile dello sportello interno al carcere - agli spazi inadeguati corrisponde un sovraffollamento disumano, appunto. Al policlinico c'è un "gabbiotto" - spiega - con soli 10 posti letto per i detenuti degenti. E solo due agenti di polizia penitenziaria.

Purtroppo l'impegno del direttore del carcere, Valeria Pirè, e del dirigente sanitario, Nicola Buonvino, si scontra contro inadeguatezze organizzative che mi auguro siano affrontate e risolte una volta per tutte". La risposta della direzione generale Asl allo stato di criticità lamentato prima di tutto dal procuratore non si fa attendere: il progetto preliminare è stato già inviato al Provveditore per l'amministrazione penitenziaria per la condivisione e approvazione. Sono stati individuati i locali destinati ad ospitare il nuovo reparto del San Paolo e in corso le operazioni di ricollocazione, con la priorità al completamento di un nuovo reparto di Psichiatria.

Tra gli interventi all'interno della Casa Circondariale, il potenziamento dell'apparecchiatura diagnostica attualmente presente, grazie alla installazione imminente di un telecomandato digitale, un sistema che consente la trasmissione in remoto degli esami, utile per evitare o diminuire i frequenti spostamenti di detenuti.

La chiusura dei lavori relativi è prevista tra 60 giorni. La dotazione diagnostica del Carcere sarà infine arricchita da un nuovo Opt (Ortopantomografo) installato anche questo a breve. Tutto questo, oltre a rispondere alle più recenti disposizioni normative in materia di assistenza sanitaria alla popolazione detenuta, consentirebbe una razionalizzazione del servizio, minori costi di gestione, garanzia della salute e della dignità del detenuto nonché delle condizioni lavorative del personale e degli operatori in genere.