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di Benedetta De Falco

La Repubblica, 7 ottobre 2022

Emozione a Bari dove l’università ha accolto la richiesta della neodottoressa che si è laureata in Scienze della formazione primaria con una tesi dedicata proprio all’importanza delle relazioni familiari nell’ambito della rieducazione.

ll 5 ottobre all’Università di Bari una giovane studentessa ha potuto condividere tramite la sua seduta di laurea anche con suo padre, detenuto in carcere (non a Bari) tramite un canale online. “E’ stato emozionante per tutti, sia per chi assisteva online, sia per tutti i presenti in aula” racconta con soddisfazione Ignazio Frattaglia, docente e referente Uniba per percorsi formativi con l’Amministrazione detentiva: “Non c’è solo un aspetto emotivo, ma un’evidenza scientifica. Analizzando le storie, investire nei legami familiari abbassa la recidiva, abbassa la possibilità di compiere nuovi reati, non delinquono”.

La neo dottoressa si è laureata in Scienze della formazione primaria con una tesi dedicata all’importanza delle relazioni familiari nell’ambito della rieducazione. Una storia che acquista valora e potenza considerata la scelta della giovane ragazza di voler diventare un’educatrice. “Questo aspetto ha un peso tenendo conto anche della sua esperienza privata dolorosa. Lei è stata coraggiosa perché un decina di giorni prima della seduta ha deciso di mettere in piazza il suo desiderio e condividere una dimensione privata, delicata” rimarca Ignazio Frattaglia. La seduta è stata presieduta da Loredana Perla, direttrice del Dipartimento Forpsicom Uniba, e composta dai docenti Armando Saponaro, relatore della tesi e Pasquale Musso.

Non è l’unico caso che si verifica all’ Università di Bari. Sono molti gli studenti che hanno familiari in un istituto di detenzione, ma per riservatezza, non lo condividono con i docenti. Il lavoro congiunto e sinergico tra Università di Bari e Magistratura di Sorveglianza, operatori penitenziari e direzione della struttura penitenziaria in cui il papà della studentessa è ristretto, hanno permesso di realizzare un momento di condivisione familiare.

La storia in realtà esprime bene la direzione politica degli organi coinvolti sul tema: “ La detenzione non dovrebbe essere un motivo di isolamento, ma prevedere un percorso educativo ed anche di condivisione” specifica Grattagliano: “L’8 luglio è stata stabilita una convenzione fra Amministrazione penitenziaria e vari atenei pugliesi”.

Già dal 2017 l’attenzione del mondo della formazione verso quello penitenziario ha trovato spazio in tavoli tecnici a livello nazionale con importanti sinergie tra università e istituti detentivi. In Puglia esistono poli universitari per i detenuti per garantire loro un’offerta formativa e per dare l’occasione agli studenti di conoscere in modo diretto il personale della penitenziaria, spesso coinvolto attivamente durante le lezioni di Criminologia all’UniBa. “Il problema centrale, lavorando in carcere” - conclude Grattagliano - “è coniugare l’educazione e la promozione insieme alla sicurezza. E in questo anello di congiunzione è nata la possibilità di far iscrivere dei detenuti ai corsi. C’è una piattaforma nazionale che permette di iscriversi all’università”.