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di Chiara Spagnolo


La Repubblica, 13 aprile 2021

 

L'emergenza Covid sta mettendo in ginocchio soprattutto il settore penale: nei primi quattro giorni di questa settimana rinviate già 183 udienze su 327. Salta un processo penale su due nella Puglia ancora colorata di rosso scuro per l'emergenza Covid.

Con la giustizia fuori dai servizi essenziali - e quindi dalle vaccinazioni - e un nuovo protocollo firmato da avvocati e magistrati per rendere più sicure le attività nei tribunali, nel tentativo di non fermarli del tutto. In tale prospettiva è nata la figura dell'avvocato turnista, individuato quotidianamente dalla Camera penale per raccogliere le nuove date delle udienze da rinviare ed evitare così di affollare le aule. Anche negli uffici giudiziari i contagi continuano a moltiplicarsi nonostante le mille cautele e la situazione è complicata soprattutto nel tribunale penale a Poggiofranco, dove gli spazi sono molto ristretti.

Da Roma, intanto, arriva una notizia buona ma priva di effetti nel breve e medio termine, considerato che l'Agenzia del demanio ha avviato rilievi e indagini nell'area delle ex Casermette, dove sorgerà il Parco della giustizia, e a fine maggio pubblicherà il bando internazionale per la progettazione. Un passo che dimostra che l'iter non è fermo ma non sposta l'asticella del 2028, mantenendo ferma quella data come ipotetica consegna del primo lotto.

La pioggia di rinvii - I numeri non mentono mai e già guardando soltanto a ciò che accade nei primi giorni della settimana è facile fare i conti. Delle 327 udienze fissate davanti al gup, collegio e giudici monocratici fra ieri e il 15 aprile, 183 saranno rinviate. Alcune anche a date molto lontane, come febbraio o addirittura aprile del 2022.

Il motivo sta nei provvedimenti che sono stati firmati nei mesi scorsi dai presidenti delle sezioni penali e del tribunale nonché dal protocollo del 9 aprile, che ha messo d'accordo, tribunale, Procura, Camera penale e Ordine degli avvocati.

"Numerosi sono i casi di positività segnalati fra magistrati, personale amministrativo e avvocati - è scritto nel documento - Considerata la inadeguatezza delle sedi giudiziarie, in particolare in via Dioguardi, è necessario ridurre l'afflusso". Dunque i giudici monocratici possono celebrare processi con detenuti o massimo tre imputati liberi, fino a un massimo di dieci udienze al giorno; il collegio con detenuti o quattro imputati liberi fino a otto udienze quotidiane.

Il Gup deve celebrare convalide, interrogatori, processi con detenuti o urgenti ma sempre con limite di tre imputati e di dieci udienze al giorno. Il Riesame invece sospende gli appelli della Procura e quelli dei difensori che non riguardino misure detentive, le misure di prevenzione e patrimoniali, mentre la Corte d'assise rinvia i procedimenti con imputati liberi.

Le udienze indifferibili e con molti imputati o parti si celebrano all'aula bunker di Bitonto o alla Fiera del Levante ma sono una goccia nel mare dei rinvii. Ieri, per citare un esempio, il giudice Pasquale Santoro ha celebrato sei processi su 212, Valentina Tripaldi dieci su 26, Carlotta D'Alessandro cinque su 24. Oggi la Gup Annachiara Mastrorilli ne terrà quattro, rinviandone dieci, Ambrogio Marrone invece ne celebrerà dieci e altri 14 dovrà rinviarli.

I turnisti - Sono avvocati penalisti, il cui ruolo è stato formalmente riconosciuto nel protocollo del 9 aprile: "Nella fascia dalle 9 alle 10 saranno chiamati i processi da rinviare d'ufficio, alla presenza di un unico avvocato designato dalla Camera penale". Una sola persona, che ogni mattina si prende la briga di assistere alle udienze al posto dei colleghi, rappresentandoli formalmente, per evitare che a ogni udienza si accumulino decine di notifiche da rifare.

Un avvocato che si prende la rogna di aspettare i rinvii, a volte fino a pomeriggio, e che sfida il pericolo Covid. "Un sistema che sta funzionando - come spiega l'avvocato Angelo Gentile, del direttivo della Camera penale - perché ha notevolmente ridimensionato la presenza inutile di colleghi in tribunale e consentirà un risparmio enorme di notifiche".

Un espediente, come altri che sono stati trovati nel tribunale di Bari per evitare che il Covid affossi definitivamente una giustizia in affanno ormai da anni, dopo lo sgombero del Palagiustizia in via Nazariantz, il passaggio all'ex sede di Modugno e poi l'approdo in via Dioguardi. Laddove "basta pochissimo per provocare un assembramento - ragiona il procuratore Roberto Rossi - e dove anche con la riduzione delle udienze e l'applicazione dello smart working a una parte dei dipendenti, sembra che il palazzo sia sempre affollato".

E se il tribunale, per forza di cose, ha dovuto rallentare le udienze e ridimensionare le attività aperte al pubblico, la Procura sta affrontando soprattutto quest'ultimo problema cercando di far proseguire il lavoro investigativo senza rallentamenti. Il settore civile Più fortunato, per la maggiore possibilità di utilizzare il processo telematico ma non privo di problemi. Dopo i giorni di Pasqua, la pioggia di notifiche da effettuare on line ha fatto saltare il sito dell'Unep (Ufficio notifiche presso la Corte d'appello).

Per tutta la giornata di ieri, per esempio, gli sportelli accettazione e restituzione notifiche e accettazione e restituzione esecuzioni, ai tentativi di collegamento da parte degli avvocati, davano come risposta sempre "slot occupato" e agli avvocati non è rimasto che cercare di fissare un appuntamento di persona per i prossimi giorni. Anche nel civile ci sono udienze da celebrare in presenza, che a marzo hanno causato diversi assembramenti e rispetto alle quali la presidente facente funzioni del tribunale, Maria Luisa Traversa, ha sollecitato i giudici a un rispetto ferreo delle fasce orarie, da prevedere in tempi meno ristretti di dieci minuti.

"Questo inevitabilmente diminuisce il numero di udienze che si possono tenere in un giorno - commenta il presidente dell'Ordine degli avvocati, Giovanni Stefanì - La riduzione nel settore civile credo sia stata di un terzo rispetto al passato, ma certamente la situazione è meno critica rispetto al penale". Il Parco della giustizia Per ora sembra una chimera, specialmente nei giorni in cui l'emergenza Covid ha reso evidente che sarà difficile affrontare altri sette anni nel palagiustizia in formato mignon di via Dioguardi.

Da Roma, però, giungono notizie che mostrano come l'iter per la realizzazione della cittadella alle ex Casermette non sia fermo. L'Agenzia del demanio sta effettuando con i propri tecnici rilievi e indagini nell'ex area militare del quartiere Carrassi e tra fine maggio e inizio giugno pubblicherà il bando internazionale per la progettazione dell'opera.

Proprio perché si tratta di un parco e non di un singolo edificio, i concorrenti avranno sei mesi per partecipare. La progettazione riguarderà l'intera opera mentre il progetto esecutivo, a seguire, sarà fatto solo per il primo lotto, perché è l'unica parte che al momento risulta finanziata. La procedura ha dei tempi ben definiti e difficilmente subirà accelerazioni consistenti. Al momento non c'è alcuna indicazione sulla possibilità di anticipare la consegna del primo lotto, rispetto alla data prevista del 2028. L'unico modo per accelerare - riducendo i tempi necessari per garantire alcuni passaggi burocratici - sarebbe la nomina di un commissario da parte del governo. Ma sul punto, dal ministero della Giustizia non è ancora arrivato alcun segnale.