di Vivian Petrini
baritoday.it, 11 settembre 2024
Si chiamano “Scappatelle” e sono biscotti vegani e biologici fatti con solo 4 ingredienti locali. Un progetto nato nel 2017 all’interno del carcere minorile di Bari, parte dell’iniziativa Made in Carcere, volto alla riabilitazione lavorativa e sociale. “Made in Carcere” è un’iniziativa che coinvolge diverse carceri italiane nata nel 2007 grazie a Luciana Delle Donne, con l’obiettivo di offrire una seconda possibilità sia ai materiali di scarto, come tessuti provenienti da grandi maison, sia alle persone recluse. Luciana ha abbandonando la sua carriera in banca per dedicarsi interamente a questo progetto, credendo nel potere della riabilitazione attraverso il lavoro. “Made in Carcere cerca di contaminare la società economica e civile, attraverso la promozione e la diffusione del nostro modello di economia rigenerativa”.
Nel 2017, Made in Carcere ha avviato un nuovo progetto di reinserimento lavorativo e sociale nell’Istituto penale minorile Fornelli di Bari. Fornelli infatti, unico nel suo genere all’interno dell’iniziativa, è dedicato al settore alimentare. Un laboratorio artigianale in cui i giovani detenuti partecipano alla produzione di biscotti e cracker biologici, acquisendo competenze lavorative e imparando un mestiere utile per quando usciranno. Il progetto va oltre l’insegnamento di tecniche professionali: “mira a far riscoprire ai ragazzi la fiducia in sé stessi, un aspetto cruciale per il loro reinserimento nella società”, spiega Mario Bolivar, responsabile del progetto insieme a Lidia Longo.
Il prodotto di punta del laboratorio sono le Scappa-telle, “biscotti fatti per una nuova vita” come li definiscono, a forma di cuore vegani e biologici che incarnano i sapori del territorio pugliese. Si tratta di un biscotto rustico che ricorda il tradizionale tarallo pugliese, che nel 2018 ottiene anche la certificazione bio. La qualità dei prodotti è garantita non solo dal processo artigianale, ma anche dalla scelta delle materie prime: farina di grano Senatore Cappelli, zucchero di canna chiaro, vino Primitivo di Manduria e olio extravergine d’oliva.
Luciana Delle Donne, vegana e salutista, è particolarmente attenta a selezionare fornitori locali che garantiscono ingredienti biologici e di alta qualità. Le aziende coinvolte nella fornitura di farine, olio d’oliva e vino sono piccole realtà pugliesi che condividono i valori di sostenibilità e attenzione per il territorio, contribuendo così a creare un ciclo virtuoso tra il mondo agricolo e quello della riabilitazione sociale. Dal nome al packaging richiama con un po’ d’ironia il carcere con grafiche che alludono alle sbarre, riflettendo il percorso di rinascita dei detenuti. Il biscotto è già presente in alcuni circuiti della grande distribuzione e ha trovato sostenitori prestigiosi come la famiglia Versace. Accanto alle Scappatelle, il laboratorio produce anche cracker salati. La grande novità è che a partire da quest’anno realizzeranno anche dolci delle feste.
Il progetto Made in Carcere non si limita a insegnare un mestiere, ma si impegna a ridurre il tasso di recidiva tra i detenuti. I dati sono chiari: oltre il 90% di chi partecipa a questa iniziativa non torna a commettere reati una volta uscito. Questo risultato testimonia il successo dell’approccio che unisce formazione professionale e supporto psicologico. Come sottolineano gli organizzatori del progetto, una pena punitiva fine a sé stessa non fa altro che aumentare la probabilità di recidiva, mentre offrire una reale opportunità di riscatto permette di evitare che i detenuti ricadano negli stessi errori. Inoltre, la cooperativa sociale Officina Creativa - che racchiude i vari progetti - riesce a garantire ai detenuti anche un riscontro economico: 8€ all’ora che vengono direttamente inviati alle famiglie.
La produzione all’interno del carcere minorile di Bari è cresciuta rapidamente, grazie anche alla collaborazione con importanti aziende e all’acquisizione di macchinari. “All’inizio facevamo tutto a mano, adesso la tecnologia ci aiuta ma tuteliamo i passaggi fondamentali e gli ingredienti di assoluta qualità”, ricorda Mario. Tuttavia, gestire il laboratorio non è semplice: uno degli ostacoli principali è la gestione dei detenuti, che spesso affrontano difficoltà personali e familiari rendendo complessa la loro partecipazione costante al progetto. Inoltre, la natura transitoria della popolazione carceraria - con frequenti scarcerazioni e trasferimenti devono fare continua formazione - rappresenta una sfida per mantenere stabile la forza lavoro e garantire la continuità della produzione. “Prossimamente inizieremo anche delle importanti collaborazioni con delle grandi aziende, sarà un’ulteriore sfida”.
Un esempio virtuoso di come l’imprenditorialità sociale possa trasformare vite e creare opportunità laddove sembra non esserci speranza. Grazie alla dedizione di Luciana Delle Donne e del suo team, giovani detenuti hanno la possibilità di imparare un mestiere, riscattarsi e guardare al futuro con fiducia. “Quando qualcuno riesce a uscire dai brutti giri, si rimette in moto, fa ammenda per i propri errori e mette in pratica ciò che ha imparato con noi, non potremmo essere più felici e orgogliosi. Ci sono tante storie di successo: persone che, una volta fuori, si sono reinventate nel mondo del food. C’è chi ha aperto una pizzeria, chi lavora in un pastificio, chi ha avviato una pasticceria. È la volontà di riscatto che fa la differenza”.










