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di Luca Natile


Gazzetta del Mezzogiorno, 18 marzo 2020

 

S'indaga sui disordini all'interno della Casa circondariale e sulle manifestazioni fuori dal carcere dell'8 e 9 marzo. Dentro prove tecniche di rivolta, fuori il presidio non autorizzato di moglie, madri, figlie e fidanzate dei detenuti, i volti coperti da mascherine respiratorie, affiancate dagli attivisti dei centri sociali.

Dentro la Casa circondariale "Francesco Rucci" i loro mariti, figli, fidanzati accendevano falò con indumenti e coperte al grido "Libertà, libertà". Per strada le loro famiglie urlavano a gran voce "Amnistia, amnistia", mostrando striscioni a tema unico "Mettetevi le mascherine sulla coscienza", "Il detenuto è uno di noi. Non lo lasceremo solo" e "Domiciliari, indulto e amnistia per tutti i reclusi. Tutti liberi".

Al rullo di tamburo suonato fuori dalle mura, i carcerati hanno risposto a tempo battendo oggetti sulle grate, alle quali alcuni hanno tentato di arrampicarsi. E poi urla, invocazioni, saluti scambi di commenti ad alta voce. In una sezione alcune decine di detenuti, tutti o quasi legati alla stessa famiglia malavitosa, si sono rifiutati di rientrare nelle celle. Dentro la mobilitazione delle guardie carcerarie in tenuto antisommossa. Fuori il traffico bloccato lungo via Papa Giovanni XXIII, tra corso Alcide De Gasperi e via Giulio Petroni.

La protesta "#fatelitornareacasa", inscenata 1'8 marzo, giorno della festa della donna, e il 9, non è rimasta una parentesi folcloristica. I detenuti, "considerata l'emergenza causata dalla pandemia Covi- 19" hanno affidato al loro garante regionale Piero Rossi, una lettera destinata al presidente della Repubblica e al ministro della Giustizia, chiedendo "il riconoscimento dei benefici di legge a coloro che rientrano nei termini e nei requisiti, escludendo la discrezionalità dei giudici che potrebbero creare differenze di applicazione tra i diversi tribunale di sorveglianza".

Gli agenti della polizia giudiziaria della Polizia Penitenziaria, per quando accaduto tra le pareti blindate della casa circondariale e gli investigatori della Squadra mobile e della divisione investigazioni generali e operazioni speciali (Digos) della Questura, per la manifestazione in strada hanno invece aperto due distinti fascicoli di indagine.

Su entrambe le inchieste viene mantenuto il riserbo. Fonti attendibili riferiscono che all'interno del carcere la protesta sia stata inscenata dai più giovani, rinchiusi, come abbiamo già detto nella sezione che raduna i detenuti imputati per processi che hanno toccato la famiglia mafiosa degli Strisciuglio o che comunque sono vicini ed organici a quel clan.

Presi dall'eccitazione, trascinati dalla foga, a quanto pare, non hanno dato ascolto ai consigli dei più anziani i quali non si sarebbero uniti alla protesta, mantenendosi nelle retrovie. Fuori dalle mura, invece nell'informativa di reato che i detective della Squadra Mobile e della Digos hanno già inviato alla Procura della Repubblica, ipotizzando una serie di violazioni.

La prima al testo unico che contiene le leggi sulla pubblica sicurezza, il quale prevede espressamente, in caso di manifestazioni l'obbligo di preavvisare il questore che è la massima autorità per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica. Il secondo reato contestato è quello relativo al blocco stradale, reintrodotto dal decreto sicurezza 2018 che prevede la reclusione da 1 a 6 anni per chi ostruisce o ingombra una strada.

Infine, limitatamente al secondo giorno di proteste, il 9 marzo, (data in cui la "zona rossa" è stata estesa a tutta Italia), l'informativa ipotizzata la violazione delle prescrizioni del Decreto governativo finalizzate al contenimento e alla gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. Gli investigatori stanno ultimando di analizzare i filmati della protesta. Hanno già identificato e identificato una parte di coloro che vi hanno partecipato. Tra questi, insieme ai parenti dei detenuti, anche una decina di militanti dei centri sociali. Tutti i nomi verranno comunicato all'autorità giudiziaria nelle prossime ore.