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di Giovanni Longo


Gazzetta del Mezzogiorno, 10 agosto 2019

 

Uno zio ottantenne del defunto ha presentato denuncia e fatto aprire un'inchiesta alla Procura.

Sabino Di Fronzo, 61 anni, di Triggiano, detenuto nel carcere di Bari fu trasferito il 20 aprile nel Policlinico. Due mesi dopo, il decesso. C'è un cadavere nell'istituto di Medicina Legale che da oltre un mese e mezzo attende degna sepoltura. L'Autorità giudiziaria ha bloccato il rilascio della salma, ma non ha ancora disposto l'autopsia.

La conseguenza è che il corpo senza vita di Sabino Di Fronzo, 61 anni, di Triggiano, detenuto nel carcere di Bari e poi trasferito nel Policlinico, si trova in un macabro limbo sul quale l'unico suo parente vuole fare luce. A chiedere che venga acceso un faro sul decesso dell'uomo, è infatti uno zio materno che, assistito dall'avvocato Domenico Griseta, ha presentato un esposto al posto della Polizia di Stato all'interno del nosocomio barese. Un fascicolo è stato aperto dalla magistratura barese. Al momento, a quanto pare, è a carico di ignoti.

Il pm Ignazio Abbadessa sta indagando. Per capire questa strana storia occorre riavvolgere il nastro a qualche mese fa. Proviamo a ricostruirla. Di Fronzo, detenuto nel carcere di Bari, non aveva parenti ed era praticamente solo al mondo. Unica eccezione, un anziano zio materno, 81 anni, barese che a un certo punto, inizia a informarsi sul nipote con il quale aveva sporadici contatti. Vuole sapere che fine avesse fatto quel suo parente che nella vita certamente aveva sbagliato tanto da finire in galera, ma che, anzi, forse proprio per questo, aveva bisogno di aiuto, di calore umano.

Lo zio sapeva solo che il nipote era in cella, ma non in quale istituto di pena. L'8lenen certo non si dà per vinto. Si rivolge al suo avvocato il quale a sua volta si attiva subito per aiutarlo a fare le ricerche. È così che viene a sapere del decesso. "Ma come? - avrà subito pensato l'anziano zio -. Mi nipote muore e io non ne so niente? Come è possibile avere scoperto la triste circostanza solo casualmente?". L'anziano signore ne fa una questione di principio. Che si vada sino in fondo. Stando all'esposto che ha dato il via all'inchiesta, scopre che Di Fronzo sino al 20 aprile scorso era detenuto nel carcere di Bari.

Evidentemente a quella data non può più essere curato dietro le sbarre. Le sue condizioni di salute sono davvero gravi se la direzione e i sanitari dell'istituto di pena decidono per il trasferimento del paziente nel Policlinico di Bari. Chi sa come funziona in carcere, sa pure che è piuttosto raro. Fatto sta che Di Fronzo muore in corsia due mesi dopo, il 20 giugno. Il giorno dopo, la salma vine trasferita nell'istituto di Medicina Legale, forse solo perché l'uomo non ha parenti e non si sa cosa fare del cadavere.

Da questo momento, tutto tace. Anzi, no. Perché il pm titolare del fascicolo ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche in ospedale, il sequestro del diario clinico in carcere e ha delegato la Polizia di Stato a sentire a sommarie informazioni l'anziano zio della vittima che con il suo esposto ha dato il via agli accertamenti. Verifiche che, al momento, non contemplano l'autopsia. Così Di Fronzo resta nel limbo. Da un mese e mezzo il suo corpo senza vita giace in una cella frigorifera di Medicina Legale. Buia. E fredda.