di Angela Balenzano
Corriere del Mezzogiorno, 11 novembre 2022
“Rapporto degli agenti smentito dalle immagini”. “Gli agenti riferirono nella relazione di servizio di aver messo in salvo” il detenuto “dopo l’incendio accompagnandolo immediatamente nel locale infermeria, senza nulla riferire in ordine a quanto risulta acclarato dalle telecamere”. È un altro dei retroscena che emerge dalle carte dell’inchiesta che nei giorni scorsi hanno portato all’arresto di 3 agenti della polizia penitenziaria e alla sospensione di altri 6 per un pestaggio ai danni di un detenuto di 41 anni con problemi psichiatrici avvenuto lo scorso 27 aprile nel carcere di Bari. L’uomo poco prima aveva dato fuoco ad alcune suppellettili nella sua cella. I reati contestati agli indagati (che saranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia il 14 novembre) sono a vario titolo tortura, falso ideologico e materiale, omissione di atti d’ufficio per non aver impedito le torture, violenza privata e omessa denuncia. La relazione di servizio a cui fa riferimento il gip nel provvedimento cautelare è smentita proprio dalle immagini delle telecamere al piano terra della seconda sezione dell’istituto di pena che riprendono le fasi del pestaggio e il 41enne “rannicchiato in posizione fetale sul pavimento che cerca di proteggersi dalle violenze degli agenti”.
Il segretario generale aggiunto dell’Osapp, Pasquale Montesano parla di “tortura mediatica nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria non più accettabile. Aggiunge ancora che “a prescindere da quella che sarà la verità processuale” quello che è accaduto “dimostra ancora una volta la totale e disastrosa funzionalità del sistema penitenziario e una persistente emergenza mai affrontata compiutamente”.
“I recenti episodi di violenza nei confronti dei detenuti, sia ben chiaro, appartengono soltanto a responsabilità fortemente personali che non riguardano minimamente il corpo della polizia penitenziaria. Io a questo ci tengo. Perché se è vero che la nostra Costituzione dice che le responsabilità penali sono personali, mai come in questo caso la responsabilità penale è personale e quegli episodi vanno ascritti a quei soggetti che sono accusati, salvo la possibilità di dimostrare la loro estraneità nel processo”. Lo ha detto il viceministro per la Giustizia Francesco Paolo Sisto a SkyTg24.










