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di Chiara Spagnolo

La Repubblica, 15 novembre 2022

I pm chiedono l’interdizione anche per il medico e altri due agenti in servizio in carcere la notte dell’aggressione del detenuto, lo scorso 27 aprile. Dal fascicolo d’inchiesta sull’uomo emergono episodi di aggressione e minacce agli operatori e ad altri detenuti.

Intanto dal fascicolo d’inchiesta emergono particolari sul detenuto affetto da problemi psichici, un 42enne barese che in due anni avrebbe aggredito otto volte operatori del carcere e tre altre persone in custodia, messo in atto sette atti di autolesionismo, minacciato sette volte gli agenti, causato tre incendi in cella e distrutto suppellettili per otto volte. Un quadro che se certo non giustifica il comportamento dei poliziotti violenti, servirà ai loro avvocati per cercare di delineare il clima difficile che si vive nel carcere di Bari, più volte denunciato dai sindacati e certificato anche nella prima comunicazione di notizia di reato alla Procura, in cui la comandante della Penitenziaria, Francesca Maria De Musso, citava il “depauperamento dell’organico”.

I precedenti del detenuto - I cosiddetti “eventi critici” sono tanti. E non soltanto quelli avvenuti nel carcere di Bari, ma anche a Foggia, Lecce e San Severo. Il 4 febbraio, per esempio, aveva minacciato di morte alcuni agenti dicendo “se entri nella mia cella ti sgozzo” e lanciato fuori dalla stanza il telecomando e il televisore. Il 3 febbraio aveva ingerito una pila e lo stesso aveva fatto il 7 marzo. Il 23 gennaio aveva colpito con un manico di scopa un altro detenuto.

In due occasioni aveva fatto a pezzi la coperta, ricavandone strisce per impiccarsi, e altre due volte aveva incendiato il materasso, rotto suppellettili, divelto il water e il lavandino. Il giorno dopo l’aggressione da parte dei poliziotti è stata trasmessa alla Procura una denuncia sull’incendio appiccato dal 42enne, con tanto di lancio di bombolette nella cella di tre detenuti di colore: “Per l’incolumità dei detenuti si procedeva all’evacuazione di tre stanze mentre il detenuto si barricava dentro la sua cella e poi veniva tratto in salvo dal personale”.

I superiori all’oscuro di tutto - Dopo i fatti del 27 aprile nessuno aveva informato la direzione del carcere né il Comando della Polizia penitenziaria, al contrario di quanto è richiesto da specifici ordini di servizio. La notizia dell’aggressione è stata portata all’attenzione dei vertici soltanto dopo che il detenuto, protagonista di un procedimento disciplinare, ha riferito di essere stato picchiato. Subito dopo era stata avviata un’indagine interna, dalla quale era emerso che “i poliziotti, con i distinguo fra le varie posizioni, hanno commesso atti di evidente rilievo penale.

“Hanno infierito contro un detenuto psichiatrico - è scritto nella nota inviata alla Procura - il quale giaceva sul pavimento della sezione, percuotendolo e abusando della loro autorità, violando i loro doveri istituzionali. Sicuramente non hanno giovato alla corretta gestione dell’emotività, la frustrazione e la tensione accumulata per mettere in sicurezza l’istituto e il detenuto ma questi fatti appaiono inaccettabili e coprono di discredito l’intero Comando”.