baritoday.it, 29 gennaio 2025
L’assessora Romano: “La popolazione carceraria in dialogo con gli studenti per colmare almeno in parte la distanza e il silenzio che troppo spesso avvolgono l’esistenza delle persone private della libertà personale”. Il carcere di Bari ospiterà un laboratorio che coinvolgerà i detenuti in un percorso di scrittura autobiografica, narrazione ad alta voce e storytelling digitale. Il laboratorio ‘Autori!’, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Bari - assessorato alle Culture e Puglia Culture, è curato da “Senza Piume” con Damiano Nirchio e in collaborazione con “Omero su Marte” e la consulenza scientifica della cooperativa sociale Crisi. (esperta in giustizia riparativa e mediazione penale). Il progetto ha una duplice finalità: favorire il processo di riflessione e responsabilizzazione dei detenuti attraverso la scrittura, e diffondere un messaggio educativo che possa arrivare anche alle nuove generazioni. Il laboratorio si concluderà con la pubblicazione di un podcast, in programma per la primavera del 2025.
Il 17 febbraio, alle ore 11, nel liceo Salvemini, si terrà un incontro dedicato al progetto, dal titolo “Il racconto che ripara. Il racconto che è riparo”, al quale interverranno Paola Romano, assessora alle Culture del Comune di Bari, Valeria Pirè, direttrice della Casa Circondariale di Bari, Tina Gesmundo, dirigente scolastica del liceo scientifico Salvemini, Giulia Dellisanti, dirigente attività teatrali di Puglia Culture, Ilaria Devanna della cooperativa Crisi, Damiano Nirchio di “Senza Piume” e Vincenzo Ardito di “Sinapsi Produzioni”, autore del corto “Limbo” realizzato nella Casa Circondariale di Bari, che sarà proiettato per l’occasione.
Il laboratorio si articolerà in due fasi principali: la prima, dedicata alla scrittura autobiografica e creativa, permetterà ai detenuti di raccontare la propria storia attraverso racconti-interviste che rielaborano e riflettono sui vissuti personali. La seconda fase prevede la registrazione degli elaborati in formato audio. Gli scritti finali, infatti, verranno trasformati in un podcast, curato da “Omero su Marte” di Lorenzo Scaraggi, che sarà pubblicato su piattaforme come Spotify, Apple Podcasts, YouTube Music e altre ancora. Il progetto avrà anche un aspetto di forte interazione sociale e educativa. Una delle puntate del podcast sarà registrata dal vivo, nel corso dell’evento conclusivo all’interno della Casa Circondariale, dove i detenuti dialogheranno con un gruppo selezionato di studenti del Liceo “G. Salvemini” di Bari, creando così un vero e proprio “dialogo riparativo”. Questo incontro permetterà agli studenti di ascoltare le storie dei detenuti e di interagire, aprendo uno spazio di confronto che va oltre la semplice riflessione teorica. Il laboratorio non si limita a coinvolgere i detenuti, ma si intreccia dunque con il mondo della scuola, creando un ponte tra il carcere e la società esterna. Gli studenti del Salvemini avranno infatti l’opportunità, attraverso un percorso guidato, di accedere in anteprima ai racconti dei detenuti e di partecipare attivamente al processo di trasformazione della storia individuale in testimonianza collettiva. Un’occasione per costruire una cultura della riparazione, in cui il danno diventa il punto di partenza per una riflessione costruttiva, capace di prevenire la devianza e di sensibilizzare la società sul valore del cambiamento.
“Siamo orgogliosi dell’avvio di questo progetto rivolto ai detenuti del carcere di Bari che, se da un lato si pone in continuità con le esperienze di animazione sociale e culturale già realizzate, dall’altro alza l’asticella del coinvolgimento per dare voce e corpo alle storie di chi sta pagando il proprio conto con la giustizia - commenta Paola Romano, - mettendo la popolazione carceraria in dialogo con gli studenti per colmare almeno in parte la distanza e il silenzio che troppo spesso avvolgono l’esistenza delle persone private della libertà personale. Crediamo che il podcast che sarà realizzato a esito di questo percorso possa rappresentare uno strumento significativo per parlare della dimensione carceraria in maniera “sensibile”, partendo dal vissuto, dalle riflessioni e dalla percezione del futuro dei detenuti coinvolti”.









