di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 29 novembre 2022
La difesa contesta la tortura: “Non c’è stata la volontà di incutere soggezione”. Fu violenza gratuita per creare soggezione o un pestaggio fine a se stesso? Si gioca sul riconoscimento del reato di tortura - o la derubricazione in quello meno grave di lesioni - la battaglia davanti al Tribunale del Riesame tra la Procura di Bari e la difesa di uno degli agenti di Polizia penitenziaria arrestati l’8 novembre per le botte a un detenuto 42enne con problemi psichici.
Il ricorso è stato presentato dall’avvocato Antonio La Scala, per conto del 57enne G.D., finito agli arresti domiciliari insieme ai colleghi D.C. e R.F. Sono stati incastrati dalle immagini delle telecamere interne all’istituto, che li hanno ripresi mentre tiravano calci all’uomo bloccato a terra.
“Il video mostra il crescendo di violenze”, hanno sostenuto il procuratore aggiunto Giuseppe Maralfa e la pm Carla Spagnuolo durante l’udienza al Riesame, opponendosi alla richiesta di revoca della misura cautelare. Per il difensore, invece, in quei gesti - innegabili davanti ai filmati - “non c’era volontà di incutere soggezione psico-fisica” e dunque non può essere contestato il reato di tortura ma quello di lesioni.
L’avvocato ha anche evidenziato il clima difficile in cui, la notte del 27 aprile scorso, è maturato l’episodio finito al centro dell’inchiesta, dopo che il 42enne aveva incendiato il materasso e reso necessario lo spostamento di altri detenuti dalle loro celle. Lo stesso avevano fatto precedentemente altri difensori, compresi quelli dei sei agenti interdetti dal servizio e dei due per cui la sospensione è stata chiesta dalla Procura ma rigettata dal gip. No all’interdizione anche per il medico in servizio quella notte, Gianluca Palumbo, indagato di rifiuto di atti d’ufficio perché avrebbe visto che il detenuto veniva picchiato senza poi denunciarlo e perché, dopo averlo visitato, non avrebbe dato conto delle lesioni causate dal pestaggio.
“Non ho visto l’aggressione” e “non avevo motivo di ritenere che fosse stato picchiato”, ha detto il medico durante l’interrogatorio e il giudice ha creduto a questa versione, precisando che negli atti non c’è la prova che l’uomo sia arrivato in infermeria in condizioni diverse da quelle descritte nel diario clinico ovvero solo con “un forte stato di agitazione”. Rispetto alla mancata interdizione del medico, la Procura farà appello.










