di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 12 marzo 2026
Il procuratore di Napoli dice al Foglio: “Con voi faremo i conti” e infiamma il dibattito. Meloni oggi a Milano a sostegno del Sì. Conte invita tutti a Roma il 20 marzo. Per il ministro della giustizia Carlo Nordio il caso Bartolozzi è da considerarsi chiuso. “Abbiamo già fatto un comunicato dove davamo atto di questo errore - spiega a Rete4 - La stessa dottoressa ha ammesso di avere sbagliato e si è detto molto rammaricata. Direi che la cosa dovrebbe finire qui”. Ma per le opposizioni “la cosa” non è risolta affatto: continuano a chiedere le dimissioni dell’ex parlamentare e attuale funzionaria a Largo Arenula e a invitare il guardasigilli a riferire in parlamento. “Di grazia ministro Nordio quali sarebbero le cose più serie? - incalza la responsabile giustizia dem Debora Serracchiani - Forse la liberazione di un criminale libico torturatore e seviziatore di bambini riaccompagnato con un volo di stato? Ma davvero la fedeltà giustifica tutto?”.
Dello stesso avviso il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, secondo cui Bartolozzi ha “espresso in chiaro il pensiero dell’esecutivo”. Anche Matteo Renzi attacca la maggioranza, ironizzando sulla mancata rimozione di Bartolozzi, definita “intoccabile come il papa”. Il ministro della difesa Guido Crosetto invita a non trasformare il referendum in una “guerra di religione”. Sulla scia delle polemiche, resta sullo sfondo la riforma della giustizia. La destra ha usato la sua come una clava e ha inevitabilmente polarizzato la discussione su questioni più generali.
Se la forzatura operata maldestramente dalla maggioranza non dovesse passare tutto resterebbe congelato? Assicura che non sarà così il capogruppo al senato Francesco Boccia, in serata impegnato in un confronto con l’ex presidente delle camere penali Giandomenico Caiazza: “Se vincerà il No, proporremo una stagione di riforme vere e condivise della giustizia, costruite insieme a magistratura, avvocatura, camere penali, accademia e forze politiche, per migliorare davvero il servizio giustizia per i cittadini - assicura Boccia - Se invece dovesse vincere il Sì, sarà la stessa Giorgia Meloni ad accelerare immediatamente sull’altra riforma che tiene nel cassetto: il premierato, cioè un ulteriore passo verso la concentrazione del potere nell’esecutivo”. La premier oggi sarà a Milano al teatro Parenti, le opposizioni si ritroveranno il 18 marzo a piazza del Popolo a Roma ospiti dei comitati civici per il No. Ma Conte invita tutti all’Eur il 20 marzo per un ultimo appuntamento.
Il fronte del sì trova il suo caso e coglie la palla al balzo per tentare di distogliere l’attenzione dal ministero della giustizia. Tutto parte da Sal Da Vinci, il cantante che il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, ha ascritto, non si sa bene se partecipando al gioco dei meme o abboccando ai fake, al partito del No. Succede allora che Il Foglio chiami il magistrato calabrese per chiedergli chiarimenti. “Ci ha detto: ‘Scherzavo’ - riferiscono dal giornale fondato da Giuliano Ferrara - E ha aggiunto: ‘Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete’”. La dichiarazione del procuratore viene letta come una minaccia e suscita l’indignazione dei sostenitori del Sì. “Non ho voluto credere a ciò che da settimane mi è stato riferito su vendette postume di natura giudiziaria” dice Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e responsabile della campagna referendaria per Forza Italia. “Il capogabinetto ha detto cose che io non condivido, ma è molto più grave questo, perché lui può esercitare un potere, reprimere qualcuno, utilizzare il proprio potere”, aggiunge il ministro degli esteri Antonio Tajani. Ne approfitta anche Nordio: “Ho letto di Gratteri - commenta il ministro della giustizia - È molto grave, ma come tutte le citazioni che vengono estrapolate da un contesto possono essere interpretate anche in modo più malizioso. È la stessa cosa successa con la mia capogabinetto”. E il cerchio si chiude, almeno per oggi.











