di Clemente Carlucci
Nuova del Sud, 12 aprile 2015
Il dato, di per se stesso molto chiaro e allo stesso tempo preoccupante, è emerso nel corso del più recente Consiglio nazionale del sindacato autonomo più forte della Polizia penitenziaria. Sono in consistente aumento i detenuti nelle carceri della Basilicata, già di per se stesse non al top degli spazi disponibili. E da tanto tempo. E cosi a tutto lo scorso 31 marzo i detenuti erano 468, di cui ben 219 nella sola casa circondariale di via Lecce a Melfi, ritenuta anche di massima sicurezza. Dunque, è di nuovo emergenza carceri. In aumento la presenza dei detenuti nel loro interno un pò in tutta la nostra regione, dopo il trend degli ultimi mesi che aveva riportato i penitenziari lucani a condizioni oggettive di sia pur labile e provvisoria normalità, è dato della vera e propria emergenza carceraria è emerso, come già si anticipava in apertura, nel corso del Consiglio nazionale del sindacato Sappe che si è tenuto a Rimini.
I delegati lucani presenti all'assist sindacale nazionale si sono fatti sentire e come. Nel momento di denunciare situazioni di autentico degrado in Basilicata. Troppi, tanti detenuti in celle limitate nel numero e negli spazi. Con sempre maggiore frequenza, anche se tutti i casi finora registratisi, non sono e non sono stati portati alla luce, ci sono situazioni di vivo allarme e di giustificata preoccupazione, se non proprio di pericolosità, non solo per i detenuti, ma anche per gli agenti di custodia. Certo è che in Basilicata vivere la difficile condizione di recluso non è assolutamente possibile. Per tantissimi ragioni.
E quella del sovrappopolamento è senz'altro uno dei più clamorosi e rilevanti. A proposito della particolare, grave situazione lucana. Si dovrebbero prendere iniziative concrete sul versante risolutivo dei problemi sul tappeto. Anche la Regione Basilicata e le maggiori istituzioni pubbliche lucane a tutti i livelli potrebbero fare la loro parte. Anche se la materia esula dai loro diretti compiti. Potrebbero rendersi parte diligente per arrivare alla promozione di un vertice operativo con l'amministrazione centrale penitenziaria. Sembra che soluzioni migliorative, non definitive, ma possibili ce ne siano a portata di mano.
Basterebbe ricercarle, volerle fino in fondo, responsabilmente, e portarle sul piano dell'attuazione. L'essenziale è che non si perda altro tempo prezioso. Ne va di mezzo non solo la credibilità delle istituzioni, ma anche la sicurezza di quanti nelle carceri vivono. Siano loro detenuti o invece "secondini". Anche dai livelli di vita dentro i luoghi di detenzione si misura lo stato di civiltà di una nazione, di una regione e di un contesto sociale.










