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di Federica Cravero

La Repubblica, 20 marzo 2022

All’incontro anche il segretario Enrico Letta in video-collegamento: “Il tema della prevenzione delle recidive e della rieducazione non è una questione cenerentola, ma è centrale per la sicurezza del Paese”.

Combattere il sovraffollamento delle carceri, piemontesi ma non solo, partendo dalle sperimentazioni fatte durante il Covid in cui per ragioni sanitarie si aprivano maggiormente le porte delle celle per consentire ai detenuti di andare ai domiciliari.

E trovare sistemazioni per il dopo - non solo una casa, ma anche un aiuto per trovare lavoro - a tutti coloro che avrebbero diritto a pene alternative al carcere ma non hanno un posto in cui andare. Il terreno fertile che c’è in Piemonte ha già permesso di mettere a frutto bandi per finanziare iniziative del terzo settore che permetteranno ai detenuti più fragili di avere un’opportunità di reinserimento nella società.

Si tratta alcune delle esperienze raccolte e rilanciate durante la prima Agorà nazionale sul carcere nella società organizzata dal Partito democratico, in strada del Fortino a Torino. “Non è stata una scelta casuale quella di far partire dal Piemonte questa serie di incontri - dicono i promotori - Qui ci sono state vicende che hanno anche dato origine a inchieste penali ed è proprio da queste cose che vogliamo partire, lungo un percorso che porti il più possibile al recupero sociale dei detenuti”.

È stata la parlamentare dem Anna Rossomando, responsabile Giustizia del partito e vicepresidente del Senato, ad aprire i lavori: “Il compito della politica è trovare soluzioni ai problemi, ascoltando tutti coloro che sono coinvolti, in particolare enti locali e terzo settore, partendo dalle loro esperienze per raccogliere suggestioni e fare proposte. In particolare gli enti locali sono molto importanti come collegamento tra il carcere e la società, per favorire il recupero del detenuto dentro e fuori dal carcere”.

Sulla scia è intervenuto il parlamentare Pd Andrea Giorgis, sottosegretario alla Giustizia nel governo Conte bis, che ha sottolineato come “si debba combattere la retorica populistica che c’è sul carcere - ha detto - Nella fase più acuta della pandemia ci sono state molte resistenze alla proposta di agevolare le uscite dal carcere verso i domiciliari, ma nei fatti non c’è stata nella popolazione una sensazione di insicurezza, così come non sono aumentate le recidive. Dunque questa è la strada da percorrere. Certo servono investimenti, ma soprattutto serve un tessuto sociale che aiuti il reinserimento dei detenuti: deve essere chiaro che investire sul recupero dei detenuti è un investimento sulla sicurezza dell’intera società”.

D’altra parte lo aveva detto anche la ministra Marta Cartabia che una settimana fa ha visitato il carcere Lorusso e Cutugno: “Bisogna investire sulla rieducazione dei detenuti per evitare la recidiva. Anzi, meglio ancora sarebbe investire sulla prevenzione e l’educazione perché, come diceva Hugo, chi apre la porta di una scuola chiude una prigione”.

All’incontro è intervenuto in video-collegamento anche il segretario Pd Enrico Letta: “La riforma del sistema carcerario, il suo rafforzamento e la necessità di trovare soluzioni a situazioni drammatiche da troppo tempo abbandonate a se stesse è uno dei nostri obiettivi primari. Il problema delle carceri coinvolge davvero tante famiglie, tanti aspetti e valori sociali. Questo tema non è una questione cenerentola, ma è centrale per la sicurezza del paese”.