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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 27 maggio 2026

Doveva essere il giorno dell’intesa, il patto possibile tra maggioranza e opposizioni sul dossier fine vita. E invece riecco le nubi, al Senato, che spingono la legge sul suicidio assistito verso la prossima legislatura. Ovvero verso l’ennesimo nulla di fatto, come sperano o temono i due fronti impegnati sul tema. Da una parte chi non ha mai avuto intenzione di portare al traguardo la norma, nel governo e nel centrodestra; dall’altra i partiti di minoranza, che ora liquidano le promesse della maggioranza come “giochetti” e parlano di “messinscena”. Chi resta nel mezzo è Forza Italia, che dopo la “svolta liberal” impressa da Arcore ha rimesso il dossier al centro del tavolo.

E ieri ha incassato la riapertura del termine per gli emendamenti sul testo firmato dall’azzurro Pierantonio Zanettin e dal meloniano Ignazio Zullo. Ma al prezzo di sollevare un nuovo scontro nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, dove il centrodestra ha deciso - tra le proteste delle opposizioni - di fissare anche due nuove audizioni con il Cnr e l’Istituto superiore di Sanità.

A dettare le polemiche è soprattutto il calendario, dal momento che la data per depositare le modifiche è fissata al 9 giugno. Una settimana dopo l’ipotetico approdo del provvedimento in Aula a Palazzo Madama, previsto per il 3 giugno. Come aveva deciso la riunione dei capigruppo, che appena una settimana fa aveva raggiunto l’unanimità con la mediazione del presidente Ignazio La Russa. Da lì, i partiti si erano lasciati davanti a un bivio: andare al voto con il ddl firmato dal dem Alfredo Bazoli, che al momento è l’unico ad averne i titoli. Oppure trovare un nuovo accordo sul testo della maggioranza, sciogliendo il nodo relativo al Servizio sanitario nazionale.

La truppa azzurra guidata da Stefania Craxi confidava nella trattativa e puntava alla convergenza con le opposizioni. Ma ora lo spazio per il negoziato sembra già chiuso. E ad anticipare la mossa è il relatore Zanettin, il quale spiega che il 3 giugno il centrodestra chiederà che “la pratica torni in commissione perché vogliamo proseguire con il testo” della maggioranza. Con gli emendamenti già annunciati da Forza Italia, che mira ad assicurare l’assistenza gratuita per i pazienti, ma senza forzare il blocco imposto da Fratelli d’Italia sulla sanità pubblica.

In quest’ottica si inserirebbero anche le due nuove audizioni in programma, probabilmente la prossima settimana, che servirebbero “a capire - spiega Craxi - se esiste una macchina che possa consentire a chi è totalmente immobilizzato, le persone più fragili, di autosomministrarsi” i farmaci, come è successo nel caso di “Libera” in Toscana. Le intenzioni e gli sforzi degli azzurri sul dossier, insomma, restano invariati. Ma la via per raggiungere l’obiettivo si fa sempre più stretta. Anzi strettissima, a voler fare la conta dei venti che soffiano in direzione contraria. Nel week end il segnale era arrivato dal ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, le cui parole sembrano alludere all’idea (che prende quota nel governo e nel centrodestra) di rimandare il dossier alla prossima legislatura. Magari con un rinvio dietro l’altro, come contestano le opposizioni. Che accusano la maggioranza di “prendere tempo” a causa della difficoltà di trovare una “sintesi” all’interno del centrodestra. “La nostra posizione è chiarissima, e in linea con quanto deciso dai capigruppo all’unanimità. La settimana prossima è calendarizzata la discussione in aula della legge: quella sarà l’occasione, l’unica e l’ultima, per confrontarsi in modo limpido e libero sul fine vita e di votare un testo condiviso”, taglia corto Bazoli. Per il quale “qualunque decisione di rinviare in commissione il testo sarà invece la pietra tombale su ogni possibilità di approvare una legge in questa legislatura”. “Il 3 giugno si va in aula in ogni caso, perché c’è il testo Bazoli”, fa eco la vicepresidente dem del Senato Anna Rossomando. Parole dure arrivano dai senatori del M5S, per i quali “questa destra allergica ai diritti prende in giro il Parlamento e, cosa ancora più grave, dimentica che ci sono persone che soffrono e che chiedono di poter avere una morte dignitosa senza dover essere costrette a fare affidamento sulle sentenze dei tribunali o sulle singole iniziative regionali, peraltro prontamente ostacolate dal governo”. E sulla stessa linea c’è anche la senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, per la quale la mossa di ieri “è un atto molto grave di cui la maggioranza si prende la responsabilità”, oltre che “la negazione di una risposta a tante persone che hanno una sofferenza estrema e alle famiglie che sono completamente lasciate sole in una situazione difficilissima”. A replicare, per il centrodestra, è ancora Craxi. Che liquida le polemiche e assicura: “Non c’è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà, su una legge così importante, così sensibile, di dare una risposta agli italiani”.