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di Errico Novi

Il Dubbio, 16 giugno 2026

Verso l’ok agli emendamenti Colosimo e alla norma sull’estinzione dei reati. Possibile intesa tra azzurri e Nordio sui ristori alle vittime di errori giudiziari. La via d’uscita c’è. Il centrodestra è al lavoro per evitare di avvitarsi sulla giustizia. Dopo il flop, anzi la revoca dell’ultimo vertice, dopo l’altolà di Carlo Nordio alla responsabilità civile e la conseguente irritazione di Forza Italia, si cerca di portare a casa il risultato minimo. Con un “metodo” diverso: niente più vertici allargati, basta con le adunanze plenarie a via Arenula, che si risolvevano in vani e divergenti proclami, via libera ai “comitati ristretti”. Alle “trattative riservate”, come le definisce qualche parlamentare. Ma va bene tutto: c’era il rischio di far seguire alla sconfitta sul referendum un imbarazzante nulla di fatto fino al termine della legislatura.

Domenica scorsa Enrico Costa, in un’intervista al Fatto quotidiano, si è detto per la prima volta ottimista sulla legge per il sequestro degli smartphone e sulla riforma della prescrizione. Sa che il “suo” viceministro, Francesco Paolo Sisto, è al lavoro su almeno due tavoli. Da una parte con Chiara Colosimo, la presidente meloniana della commissione Antimafia, per calibrare gli emendamenti alle nuove norme sui dispositivi degli indagati. E dall’altra con i due sottosegretari alla Giustizia, Alberto Balboni, sempre di Fratelli d’Italia, e Andrea Ostellari, della Lega. Una triade, quest’ultima, che - d’accordo col guardasigilli - punta a chiudere l’accordo per approvare entro fine 2026 anche il ritorno alla prescrizione sostanziale.

I tre esponenti della maggioranza che occupano postazioni di governo al ministero guidato da Nordio convergono sulla necessità di una norma transitoria sull’estinzione dei reati, Anche se nel centrodestra c’è chi storce il naso: “Alla fine opteremo per una soluzione che la Consulta dichiarerà illegittima”. Può darsi, ma anche qui ci sono vari aspetti da considerare. Innanzitutto, la prima linea di FI sulla giustizia, di cui fanno parte, con Sisto, i due capigruppo di Camera e Senato, cioè Enrico Costa e Stefania Craxi, concordano a loro volta sull’urgenza della exit strategy. Hanno chiesto e ottenuto da Giorgio Spangher un parere favorevole sulla sostenibilità giuridica della norma transitoria, che escluderebbe, dal ritorno al regime sostanziale di estinzione dei reati, tutti i processi già definiti con una condanna in primo grado.

Non si può neppure trascurare che un altro dossier pure è incamminato verso l’approvazione in seconda lettura, che sarebbe definitiva: si tratta della legge sulla pubblicità delle assoluzioni, fortemente voluta da Costa e corroborata, nel voto a Montecitorio, da un ampio consenso. È un provvedimento con aspetti controversi, che chiama in causa anche il Garante della privacy, ma dal peso non trascurabile, soprattutto alla luce delle nuove linee guida varate, proprio sulla comunicazione giudiziaria, dal Csm.

Riguardo al merito degli emendamenti Colosimo, che propone di modificare la legge Zanettin sul prelievo di dati dagli smartphone degli indagati, c’è una convergenza di massima con il procuratore Antimafia Gianni Melillo, ma non c’è una soluzione tecnica già condivisa tra gli alleati. Si discute ancora sull’opportunità di escludere dal nuovo regime - che imporrebbe ai pm di ottenere l’ok di un gip prima di poter setacciare i cellulari - non solo i reati da 416 bis, ma anche quelli legati ad altro genere di associazione a delinquere (finalizzata ad esempio al compimento di reati corruttivi) e ai reati che, pur commessi al di fuori del contesto associativo, arrecano comunque un vantaggio al gruppo criminale. Non c’è un punto di caduta politico, ma il lavoro diplomatico è avviato. E soprattutto, come accennato all’inizio, non prevederà più riunioni plenarie. Meglio lavorare dietro le quinte. Su questo, di sicuro, FI, Fratelli d’Italia e Lega sono perfettamente d’accordo. Non c’è e non ci sarà alcuna intesa, invece, sulla responsabilità civile dei magistrati.

Nello scorso fine settimana Nordio ha ribadito la propria contrarietà all’ipotesi di rendere giudici e pm responsabili anche per l’errata interpretazione della legge. FI ha smesso di insistere affinché, sul punto, si trovi anche solo un perimetro condiviso. Ma ieri il ministro ha aperto a un “diverso approccio sui risarcimenti per le vittime di errori giudiziari”. Potrebbe trattarsi di un compromesso utile a congelare le tensioni sul tema. Tutti e tre i partiti di maggioranza si sono persuasi che è meglio trovare accomodamenti, sulla giustizia, anziché presentarsi agli elettori in un clima di inconcludente litigiosità. Se ne sono convinti per primi i berlusconiani. Non vuol dire che rinunceranno alle loro battaglie, anzi: la responsabilità civile, per FI, resterà un obiettivo. Ma almeno per ora, e probabilmente anche in vista della campagna elettorale, la questione non sarà più presentata come un elemento di divisione dagli alleati.

Nel frattempo, un’occasione di convergenza più ampia sembra profilarsi - oltre che con la legge sulla pubblicazione delle assoluzioni - sulla proposta per la legge cosiddetta “Sciascia-Tortora”: domani alle 10.30, a Palazzo Theodoli-Bianchelli, nei pressi della Camera, i responsabili Giustizia e capigruppo di diversi partiti interverranno a una conferenza promossa da Benedetto Della Vedova , di +Europa, per “riportare al centro dell’agenda parlamentare un progetto che interviene su un passaggio decisivo della formazione dei magistrati: il confronto diretto con la realtà degli istituti penitenziari, prima dell’assunzione piena delle funzioni giudiziarie. Il testo”, si legge in una nota, prevede tra l’altro “un tirocinio di quindici giorni di esperienza carceraria”.

All’incontro organizzato da Della Vedova insieme con l’ Associazione Amici di Leonardo Sciascia ci saranno non solo Costa, Carolina Varchi di FdI, Mara Carfagna di Noi Moderati, Roberto Giachetti di Italia Viva e i vertici delle associazioni più impegnate sul fronte garantista, dalla presidente della Fondazione Tortora Francesca Scopelliti alla vicepresidente Ucpi Giulia Boccassi e a Guido Camera di ItaliaStatodidiritto: hanno anticipato la loro adesione anche Debora Serracchiani del Pd e Fabrizio Benzoni di Azione. È un tentativo di far uscire la giustizia e il carcere dal perimetro della polemica permanente. Un metodo verso il quale sembrano prudentemente orientarsi anche i partiti dell’attuale maggioranza. Consapevoli che la prossima non sarà, probabilmente, la legislatura della giustizia, ma anche che radicalizzarsi in un senso o nell’altro finirebbe per concedere un eccessivo vantaggio ad avversari e alleati.