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ansa.it, 27 ottobre 2026

No all’utilizzo indiscriminato delle misure di prevenzione, nate come barriera antimafia ma utilizzate in modo crescente contro una platea sempre più vasta di soggetti considerati genericamente “pericolosi” senza passare per un processo: il grido d’allarme arriva dalla Camera penale del Piemonte occidentale, che dopo una capillare operazione di monitoraggio e di raccolta dati ha messo a punto un pamphlet sull’attività, a Torino, del tribunale competente per il distretto. “L’estensione di questo strumento - è la denuncia - rischia di comprimere i diritti e le garanzie di tutti i cittadini. Occorre denunciare l’illiberalità di questo sistema”.

Dalle tabelle che compaiono nel documento emerge che a fare la parte del leone sono i procedimenti avviati intorno ai reati del ‘codice rosso’, che per quel che riguarda la cosiddetta “pericolosità qualificata” sono balzati dai due del 2019 ai cento del 2024 e del 2025 superando di gran lunga qualsiasi altra tipologia. “Allo stesso modo - si legge - i provvedimenti riguardanti la pericolosità qualificata derivante da criminalità mafiosa, quantomeno nel nostro distretto territoriale del Piemonte e Valle d’Aosta, rappresentano all’incirca il 10% dei provvedimenti riguardanti la pericolosità qualificata e meno del 5% dei provvedimenti totali. L’abitudine di chiamarlo ‘codice antimafia’ appare una prassi che non trova riscontro nella realtà”.

Ma non è solo un problema linguistico: “l’identificazione ‘misure di prevenzione = misure antimafia’ - è il testo - veicola un messaggio fuorviante e serve unicamente a creare una sorta di “giustificazione dei fini” nei confronti di strumenti che presentano, invece, ampi spazi di criticità più volte sottolineati dalla Cedu, dalle corti nazionali e, ovviamente, da questa Camera Penale”.

“Il risultato - spiegano i penalisti - non sorprende. Queste misure sono uno strumento di controllo e di repressione nei confronti di categorie di soggetti il cui elenco è implementato di volta in volta dalla insorgenza di emergenze vere o presunte che giustificano il maggiore ricorso a strumenti che limitano la libertà personale e consentono di incidere profondamente sulla proprietà privata”.

L’avvocato Cosimo Palumbo, che ha coordinato la ricerca, ricorre alla fantascienza e in particolare al film Minority Report di Steven Spielberg, dove “squadre specializzate di polizia predittiva privano della libertà personale i soggetti ritenuti pericolosi sulla base di pregiudizi algoritmici, senza che un processo accerti il reato e la responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio”. “Quel futuro distopico - è la sua conclusione - è già nel nostro presente”.