sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 7 febbraio 2026

Da sempre M5s difende l’utilizzo del carcere duro, soprattutto per i reati di mafia. Ma ora Todde e i parlamentari si oppongono al trasferimento di alcune centinaia di detenuti in Sardegna: “Una vendetta del governo”. E pensano a una grande manifestazione di protesta. “Non diventeremo un’isola carcere”. In Sardegna ormai è tema di dibattito quotidiano: la giunta regionale è pronta ad alzare barricate contro la decisione del governo di mandare più detenuti al 41 bis nell’isola. Quanti? “Centinaia”, dice la giunta sarda. “Il 20% in più della capienza attuale”, dice il governo. Calcoli a parte, la previsione è che di qui a poche settimane in Sardegna ci saranno 240 detenuti al 41 bis.

Un terzo del totale, contro i 96 che attualmente sono nell’isola, detenuti a Nuoro e a Sassari. Se ne parla da mesi ma ora le voci - che, per ragioni di sicurezza, l’amministrazione penitenziaria non può confermare, ma non smentisce - si fanno più insistenti. E entro la fine del mese i primi detenuti dovrebbero essere trasferiti. Per questo motivo la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha chiamato una grande manifestazione. Che dovrebbe svolgersi a fine mese, “tra il 25 e il 27 febbraio”, ci fanno sapere fonti a lei vicine.

Ma perché i sardi alzano le barricate? E soprattutto, perché una giunta a trazione 5 stelle - Movimento notoriamente sostenitore dello strumento del carcere duro - ora non vuole i detenuti pericolosi (destinati a carceri blindatissime) a casa sua? La tesi della Regione è la seguente: “Ci mandate centinaia di detenuti pericolosi non conoscendo il territorio. E non ci date compensazioni”. Cioè, da Roma non arriverebbero né fondi, né personale. Né soluzioni su dove trasferire i detenuti comuni che dovrebbero lasciare il posto a quelli “speciali”.

La protesta parte dal campo largo, ma si estende oltre. Arrivando fino alla maggioranza. E a Roma. Pietro Pittalis, parlamentare sardo di Forza Italia, si è esposto pubblicamente contro il progetto. E nella giornata di ieri ha presentato una proposta di legge che cancellerebbe il principio secondo il quale è preferibile mandare i detenuti al carcere duro nelle isole. Si tratta dello stesso principio contro il quale Todde sta valutando di andare alla Corte costituzionale. “La mia è una battaglia giusta - dice Pittalis a HuffPost - nell’interesse dei sardi. Ho già sollecitato il ministro su questa vicenda. Non ho avuto risposte, se non arriveranno farò un’interrogazione urgente. Questo è un disegno sbagliato che va contrastato con tutti gli strumenti che hanno a disposizione i parlamentari”. Per ora Pittalis è solo nella maggioranza contro il (suo) governo, ma dalla Sardegna si dicono convinti che altre voci di centrodestra si leveranno contro il progetto.

A spiegare il progetto del governo è stato l’ideatore, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, nel corso di una conferenza Stato-Regioni. L’idea è quella di recludere i detenuti al 41 bis in solo 7 carceri in tutta Italia, contro le 12 attuali. Le strutture dovrebbero essere interamente dedicate al carcere duro. E tre di queste sono sarde: a Cagliari, Nuoro e Sassari. A preoccupare particolarmente la giunta sarda è l’aspetto sanitario: “Se un detenuto al 41 bis ha bisogno di assistenza, bisogna garantirgli spazio in ospedale. In una regione a Statuto speciale, che la sanità se la paga da sola, come si fa senza compensazioni statali?”.

L’operazione è, anche per ragioni di sicurezza, piuttosto nebulosa. Tanto che neanche i sindacati di polizia penitenziaria sono particolarmente informati. Delmastro però ha spiegato in conferenza Stato-regioni che una delle ragioni di questi spostamenti riguarda i diritti dei detenuti. Questa revisione delle sedi del 41 bis, dice il sottosegretario, va anche a ottemperare a una sentenza della Corte costituzionale, che ha stabilito che anche i reclusi al carcere più duro hanno diritto ad almeno quattro ore d’aria. Una motivazione nobile, singolare che a pronunciarla sia lo stesso sottosegretario che ha detto di provare “un’intima gioia” nel vedere “come non lasciamo respirare” i detenuti. Una motivazione che, però, non rinfranca i sardi. Perché, è la tesi della giunta, è stato stabilito che 240 detenuti al 41 bis devono stare in Sardegna, ma nulla si è detto del destino dei detenuti comuni che in quelle carceri già ci sono: “Se l’obiettivo è fare degli istituti dedicati al 41 bis - si chiedono nell’isola - i reclusi sardi, che in Sardegna hanno anche le famiglie, dove vanno?”. A questa domanda nessuno ha ancora dato una risposta.