sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giacomo Salvini

Il Fatto Quotidiano, 26 maggio 2022

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, aveva accettato di far votare la riforma del Csm il 14 giugno, due giorni dopo il referendum, chiedendo però la garanzia ai partiti di maggioranza di non presentare emendamenti in commissione Giustizia al Senato.

Ma le forze di governo, Lega e Italia Viva su tutti, le hanno fatto trovare una sorpresa: gli emendamenti presentati sono 264, di cui 146 solo di Lega (60) e renziani (86). Quattro sono di Forza Italia, 8 del M5S, 8 di Pietro Grasso e 92 di FdI. L’assalto alla riforma però viene soprattutto da Lega e Italia Viva che hanno presentato proposte di modifiche in chiave anti-pm. Gli emendamenti del Carroccio riguardano soprattutto i temi del referendum del 12 giugno: in caso di fallimento per mancanza di quorum la Lega proverà a far rientrare quei temi nella riforma. Così ha presentato modifiche per introdurre la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei pm, limitare la custodia cautelare e abrogare la legge Severino. La Lega chiede anche che, una volta finito il mandato da membro del Csm, per cinque anni non si possa correre per un incarico direttivo e abolire l’immunità per i componenti dell’organo.

Curioso un emendamento che specifica il concetto di “merito” per valutare i magistrati: sarà basato su “capacità professionali, competenze, risultati conseguiti, competenze sociali e leadership”. Anche i renziani hanno presentato molte proposte in senso punitivo nei confronti dei magistrati. Oltre ai temi leghisti, Iv propone un “bavaglio” tout court: nessun pm potrà fare dichiarazioni ai mezzi di informazione “sull’attività giudiziaria dell’ufficio” e, in caso contrario, il procuratore sarà obbligato a segnalare l’infrazione al consiglio giudiziario.

I renziani chiedono anche che il fascicolo introdotto dalla riforma per valutare i pm si basi sulla media delle inchieste, sui rinvii e sul numero di assoluzioni e che si possa avviare un’azione disciplinare contro i pm che “con negligenza o superficialità” adottano provvedimenti di limitazione della libertà personale.

Iv poi ha presentato un emendamento per far gestire al Guardasigilli il processo dell’azione disciplinare e un altro per modificare la riforma Castelli (2005) togliendo il potere dalle mani dei procuratori. Il M5S invece vuole tornare all’impianto della “Bonafede” (4 possibili passaggi di funzione tra pm e giudice e “no” al fascicolo). Lega e renziani insieme potrebbero creare problemi a Cartabia visto che in commissione Giustizia, insieme a Forza Italia, hanno i numeri.