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di Liana Milella


La Repubblica, 25 giugno 2021

 

Per il capogruppo del Pd in commissione Giustizia non si può perdere "l'occasione unica di riformare il processo penale". "Un compromesso accettabile tra la prescrizione di Bonafede e i processi infiniti". Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, definisce così con Repubblica l'accordo in itinere sulla prescrizione.

 

Sulla prescrizione vede un compromesso possibile?

"Il Pd ha molta fiducia nella mediazione finale di Marta Cartabia. Le proposte fatte dalla commissione Lattanzi per noi sono entrambe percorribili. Ma il Pd ha presentato da tempo degli emendamenti che offrono una soluzione parzialmente diversa e che valutiamo come un buon punto di mediazione".

 

Già, lei sta parlando del compromesso sul piatto tra la prescrizione di Bonafede e la vostra. Quali sarebbero i vantaggi?

"L'ipotesi del Pd prevede una prescrizione processuale un po' semplificata perché si applicherebbe solo ai gradi di Appello e di Cassazione dopo che la prescrizione dei singoli reati si è fermata con il primo grado".

 

Quindi la legge Bonafede, in questo modo, non verrebbe buttata del tutto nel cestino, ma verrebbe salvata. È così?

"Si, certo, verrebbe salvata, ma verrebbero eliminati i rischi, che anche noi avevamo denunciato, di processi infiniti".

 

In che modo?

"È semplice. La prescrizione del reato si ferma con la sentenza di primo grado. Poi, nei gradi successivi, scatta una prescrizione processuale: l'Appello può durare al massimo due anni e la Cassazione un anno. Se si superano questi tempi ci sarà una riduzione della pena o il reato stesso diventerà improcedibile".

 

Nelle trattative segrete tra via Arenula e il M5S proprio quest'ultimo è il punto in discussione. Analizziamo cosa succede in Appello e nell'ultimo grado giudizio.

"In Appello, se si superano i due anni, il processo per l'imputato assolto in primo grado si chiuderà lì in quanto non sarà più procedibile. Se invece l'imputato era stato condannato in primo grado ci sarà uno sconto di pena".

 

Le indiscrezioni dicono che fin qui M5S sarebbe favorevole. Ma non accetta assolutamente quella che chiama "denegata giustizia", e cioè il fatto di chiudere il processo con la prescrizione senza giungere a una sentenza. Per il Pd come se ne può uscire?

"La via d'uscita è un'ulteriore termine, più lungo del primo - per intenderci non solo due anni per l'Appello e uno per la Cassazione - in modo da cercare di chiudere comunque il processo. Ma, se anche questo termine non dovesse essere rispettato, allora non c'è che la via dell'improcedibilità".

 

Politicamente è possibile che M5S accetti il compromesso?

"Me lo auguro, perché sarebbe comunque una proposta che non butta al macero la prescrizione di Bonafede, però evita i rischi dei processi infiniti".

 

Scusi, ma per capirci: da una parte ci sono i processi infiniti e dall'altra la denegata giustizia. È mai possibile che non ci possa essere un punto d'incontro?

"Il punto è nella riduzione dei tempi dei processi che la coraggiosa proposta fatta dalla commissione Lattanzi ha già messo sul tavolo".

 

Però al centrodestra, vedi la reazione di Enrico Costa di Azione, questa soluzione dello sconto di pena non piace affatto al punto da definirla una "schifezza".

"Faccio notare che il sistema è in vigore in Paesi dove la giustizia funziona bene come in Germania. E non a caso viene portata ad esempio dalla commissione Lattanzi".

 

Quindi lei pensa che si arrivi a chiudere?

"Questa è un'occasione imperdibile per riformare il processo penale e tutti dobbiamo aiutare governo e Parlamento ad arrivare fino in fondo".