di Alessia Forzin
Corriere delle Alpi, 26 giugno 2021
Stipendio, Tfr e malattie pagate: una quarantina di detenuti sforna sette milioni di pezzi all'anno. Il progetto curato dalla cooperativa Sviluppo & Lavoro, commesse dalle imprese del territorio. Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Il principio, sancito dalla Costituzione, si è trasformato nella casa circondariale di Belluno in un laboratorio che dà lavoro a una quarantina di detenuti. Nella "fabbrica", allestita nei locali della struttura carceraria cittadina, i detenuti confezionano astucci per occhiali, panni per pulire le lenti, effettuano assemblaggi di componenti plastici. Un lavoro vero e proprio, con orari e stipendio, che permette ai detenuti di costruirsi una seconda occasione attraverso un'occupazione che li impegna quotidianamente. Di recente il progetto, che è portato avanti dalla cooperativa Sviluppo & Lavoro, è stato segnalato fra i venti candidati al premio nazionale Angelo Ferro per l'innovazione dell'economia sociale e, pur non risultando nella cinquina premiata, ne è stato riconosciuto il valore durante la cerimonia conclusiva.
La genesi - Il progetto è iniziato nel 2015, racconta il presidente della cooperativa, Gianfranco Borgato: "Siamo partiti ristrutturando i locali all'interno della casa circondariale per adibirli a laboratorio", spiega. "Sono stati gli stessi detenuti ad occuparsi di questa attività". Una volta allestite le stanze, si è deciso di "riempirle" con un progetto che ha portato a creare una vera e propria fabbrica in carcere. "I detenuti effettuano lavori di assemblaggio di componenti plastiche, realizzano astucci per occhiali, confezionano i panni per pulire le lenti", continua Borgato. Lavorazioni semplici, ma che richiedono attenzione e manualità. "Per questa attività prendono uno stipendio, hanno il Tfr, la malattia pagata. È come essere in azienda".
Delocalizzazione in casa - Sono una quarantina i carcerati che aderiscono al progetto, e che effettuano le lavorazioni per conto di aziende del territorio. E sono due i reparti attrezzati nella casa circondariale dove lavorano i detenuti, con macchinari specifici come le stampatrici, necessarie per confezionare i panni per le lenti degli occhiali. Lo scorso anno sono stati prodotti circa settemila pezzi, con una produzione che è rientrata in Veneto dalla Romania, dove era stata delocalizzata.
Seconda occasione - I lavoratori vengono seguiti da personale specializzato della cooperativa e da Borgato stesso, e la scelta di aderire o meno al progetto è volontaria. "C'è grande entusiasmo da parte dei ragazzi", segnala Borgato. "Il lavoro per loro è la vita, e oltre ad essere un modo per occupare le giornate, è anche un primo passo per il reinserimento nel tessuto sociale e produttivo". "Lavorando, i ragazzi hanno dei ritmi assimilabili a quelli di una vita normale", prosegue il presidente della cooperativa. "E possono costruirsi una seconda o una terza occasione". Qualcuno, infatti, trova un impiego una volta scontata la pena, proprio grazie alla professionalità acquisita in carcere.
Ma l'attività di Sviluppo & Lavoro non si ferma qui. La cooperativa si occupa anche delle persone sottoposte a misure alternative (come la semilibertà) impiegandole in un'azienda a Paludi, in Alpago, che opera nel campo dell'edilizia. "Siamo sempre pronti a sviluppare i progetti che portiamo avanti nella casa circondariale con il supporto della direzione", conclude Borgato. "Se ci sarà modo di ampliare l'iniziativa, ci attiveremo".











